ora e mai piu'.

24 giugno
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Belle speranze

Belle speranze

Se la vita commetterà la leggerezza di concedermi due metri inizierò a correre così veloce che la strada si piegherà al contrario sotto le mie scarpe, o a quello che resterà di loro: girerò lungo l’oceano dei quartieri, attraverso le giornate della gente che persa nelle loro cose farà poco caso ad un lampo in pieno giorno. Belle speranze.

La verità? Il Mondo mi fa girare troppo.

Solo il mio sorriso riesce a liberarsi dalle marcature, e la vecchia fodera del mio cuore che contiene ogni piccola cosa che mi riguarda: il resto è raddoppiato continuamente, sotto al sole, e gli tocca andare a letto senza cena, e quando si rompe anche la notte è una parola rimettere insieme i pezzi del sonno, mettersi a dormire è come suicidarsi con la scadenza.

Mi piacerebbe non arrabbiarmi spesso, fare cose più piccole, lasciare a bagno solo i pensieri che giganteggiano, studiare, prendere il vizio di fumare ma solo per una settimana, fare il bravo, cambiare telefono, sposare il mio amore, essere un altro così da riconoscermi quando mi incontrerò nuovamente, conoscere i nomi delle piante, tornare a pescare, tornare a suonare, tornare a cantare, anzi tornare a scrivere canzoni.

Quanto mi ci vorrà a fare tutte queste cose?

Presto scorderò anche questo elenco, perchè io vivo, e la vita mi sta sempre davanti, e io la vedo tutta anche se a volte da lontano, magari da una notte come questa messa insieme un pò così.

17 giugno
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Lettera a Dio

Lettera a Dio

C’era una volta un uomo che lavorava alle Poste, e il suo compito era quello di provare a recapitare tutte le lettere che avevano un destinatario illeggibile.

Un giorno si trovò per le mani una lettera il cui mittente aveva una calligrafia strana e tremolante, e che non aveva alcun destinatario. Decise di leggerla per cercare di capire se si rivolgesse a qualcuno in particolare.

La lettera diceva:

“Caro Dio,

sono una vedova di 83 anni che vive da sola con una pensione molto piccola. Ieri qualcuno mi ha rubato il borsellino: c’erano dentro 100 euro, tutti i soldi che mi erano rimasti e che dovevo farmi bastare fino al prossimo mese.

Domenica prossima sarà Natale, ed ho invitato a casa due mie care amiche per cena: senza quei soldi, non potrò comprare del cibo e non avrò da mangiare. Non ho famiglie dove andare, i miei figli e i miei nipoti abitano all’estero ormai da tanti anni, e così mi sono rivolta a te.

Puoi aiutarmi, per favore? Sei la mia sola speranza.

Ti ringrazio di cuore, tua Nicoletta.”

Il postino fu molto colpito, e mostrò quella piccola lettera a tutti gli altri colleghi dell’ufficio postale. Tutti loro (qualcuno tra le lacrime) pescarono nel loro portafoglio e tirarono fuori qualche euro. L’ufficio postale era piccolo e nessuno di loro se la passava bene, ma riuscirono ugualmente a raccogliere 96€, che misero in una piccola busta anonima e spedirono alla donna.

Per tutta la settimana lì alle Poste tutti pensarono alla povera Nicoletta e alla cena di Natale che si approssimava.

Passò Natale, e dopo qualche giorno in Ufficio arrivò una nuova lettera della donna, nuovamente senza destinatario. Tutti i postini, in apprensione, decisero di aprirla e di leggerne il contenuto.

C’era scritto:

Caro Dio,

potrò mai ringraziarti abbastanza per tutto ciò che hai fatto? Il tuo regalo d’amore ha toccato la mia anima, e piango lacrime di gioia mentre ti scrivo: grazie a te ho potuto cucinare una buona cena per le mie amiche e ho passato una meravigliosa giornata di Natale parlando di te e allontanandomi per un pò dalle tristezze quotidiane. Non mi hai solo ridato il denaro che mi hanno rubato, ma anche il sorriso e la speranza nel domani.

Ad ogni modo, sai che mancavano 4€?

Penso siano stati i soliti bastardi dell’Ufficio Postale: quei ladruncoli non fanno altro che aprire la posta degli altri invece di lavorare.

Ti abbraccio,

tua Nicoletta.

09 giugno
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Così ti vedo

Così ti vedo

Il coraggio di guardare se stessi negli occhi vale il prezzo di una bella impresa: farlo, e riuscire a stabilire una distanza tra l’istante e il retaggio, sono le cose che mi danno ancora delle vertigini, finanche senza la solita ansia che avvelena, al prezzo che si deve alle grandi tristezze.

Così ti vedo, amico che fai di nome come me, e sulle prime non mi riconosco, non riconosco il tuo tipo d’amore: poi guardo meglio e vedo molte più cose, il tuo sorriso privo di preoccupazioni, il tuo modo autentico di piangere e la tua rassegnazione poco credibile.

E vedo da quest’altro lato il tuo cuore allontanato, la disattenzione, l’urgenza di dare, il tuo fenomenale senso del dovere, e tutto amo di te, tutto odio con la stessa intensità.

Sei stato un braccio gentile, una fragilità forzuta, un aspetto inatteso: ho morso così tante volte le tue mani da ritrovare ferite anche le mie adesso che le guardo. A modo tuo sei vissuto senza conoscere le mie stagioni, la mia mezza altezza e la compagnia silenziosa delle emozioni fuori controllo: sei vissuto e sei passato, portando con te certi pomeriggi che non sarò più capace di vivere.

Io ti contengo e non contengo me, le mie lacrime pesanti assomigliano, in questa notte maligna e superiore, alle scie tracciate dalle stelle che si portano dietro i desideri, e tu a contarli, e tu a perdere il conto, e tu a perdere tutto senza farci caso.

07 giugno
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Se fossi Alice

Se fossi Alice

I vicoli blu e rossi della mia sera inoltrata somigliano alle note giocose di una fisarmonica a passeggio nella luce: mi tengo nelle spalle a caccia di un pò di fresco e di lavanda in giardino, seguito dai miei cani come il palo da più di un’ombra in certe ore. Ho improvvisamente paura di finire lontanissimo da qui: se fossi Alice avrei paura delle Meraviglie, e al Bianconiglio toccherebbero i denti di questi due mascalzoni che cercano di annusare i miei sentimenti con gli occhi pieni di domande e d’amore.

E’ questa la differenza tra me e i miei anni? Forse a furia di sbattere la testa nei sogni ho smesso di pensare a realizzarli ed ho iniziato ad imparare a costruirli: pezzo per pezzo, capacità e disastro, con gli occhi sempre fissi sul dolore necessario, sul tempo costretto a trascorrere, sui minuzzoli di anima da dare in permuta in cambio di un sorriso messo sul cuscino come i cioccolatini degli hotel.

La fine del mio bentornato alle stelle si divide tra i ricordi e il ritorno al presente: sorrido perchè non ho colto l’ultimo raggio di sole, e non riuscirò a trattenere con me la brezza leggera, il profumo della lavanda, i pensieri agitati della mia anima inconquistabile. Sorrido perchè certe volte è semplicemente troppo tardi.

Alle foglie seguono altre foglie, e seppur da qualche parte c’è un rifugio per gli Angeli…il Paradiso sarà sempre un salto troppo alto per credere di essere venuti giù da lì senza nemmeno un graffio.

21 maggio
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Media Inglese

Media Inglese

Questo sottile venti di maggio porta a casa un altro zero a zero nella mia vita: se ci fosse una classifica delle giornate di vita vissuta, la mia squadra navigherebbe a metà del tabellone con una perfetta media inglese e qualche pareggio di troppo.

Eppure è un peccato, perchè potrei godermi di più finanche questa primavera inoltrata, così simile a quelle di qualche anno fa, da mettersi il maglioncino di filo per uscire la sera, sfiorarsi le braccia per saggiare il fresco prima che diventi freddo e magari sacramentare per non aver pensato all’assurda, inviolabile opportunità di portare un ombrello, anche solo per lasciarlo in macchina.

I cani hanno le zecche: insetti grassi e speculatori che mancano di eleganza. Come si fa ad attaccarsi su un cucciolo bianco, e sperare di non essere scorti dal suo padrone alla vigilia di un trattamento con il Frontline? Dico, è come mettersi a cagare su un lago ghiacciato proprio di fronte alle telecamere di sorveglianza, e poi sorprendersi della multa arrivata per posta.

Lasciamo perdere: parlo per invidia. Le zecche hanno fatto una fine da Trimalchione, e tutto sommato (come spesso capita per gli insetti) si godono il ‘momentum’ meglio del sottoscritto. Non so se sono loro il futuro di questo pianeta, e se davvero resteranno scarafaggi e ragni a cicciare sulla Terra dopo l’uomo: quello che so è che cicciano già adesso, e se ne fottono perfino dell’ombrello, e qualche volta vanno in trasferta a vincere due a zero.

Risultato secco.

18 maggio
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10 Microlezioni di vita

10 Microlezioni di vita

(che sto cercando di imparare)

  1. Non fare il coglione
  2. Non considerare niente come dovuto
  3. Goditi il momento, ma lascia andare l’attimo
  4. Sii onesto, sempre.
  5. Umile si, umiliato no.
  6. Rispetta i desideri delle persone.
  7. Sii carino.
  8. Permetti anche qualche finale.
  9. Fallisci apertamente, non nasconderti quando accade.
  10. Tagliati i capelli più spesso
03 maggio
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Les heures du jour.

Les heures du jour.

Un angolo diverso può fare qualcosa di davvero grande: c’è un regalo gigantesco che dorme inconsapevole in fondo alla scatola del tempo necessario a pensare, a fare cose buone, perfino ad aspettare, perchè il tempo si fa solido quando lo attraversiamo, è anche attesa.

Ho pagato il conto tutte le volte che mi sono mosso per non sentirmi legato al palo: per concepire il viaggio come pura partenza e senza una traiettoria bisogna essere già arrivati, la fretta è un vagone veloce che non ha il privilegio di un binario e corre fortunato senza deragliare, o finchè non deraglia.

Sto sfidando la sorte, ho perso un pò di certezze: è un bene per me, e mi fa tanto male. Oggi mi sento un lampo nella notte, e vorrei lasciare in giro una traccia per poter vedere dove sto passando, e tornare su questi passi anche se le cose cambieranno, ma il tempo, il tempo, il tempo mi prende con forza per le braccia e mi tira via dalla finestra, il cielo resta lontano.

Di nuovo combatto per me.

29 aprile
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La parola Forse.

La parola Forse.

Ok, sono stato dal barbiere e mi è venuto il solito ‘mal di testa da taglio’: un dolore sordo e intermittente che forse è solo la troppa esuberanza che la mia nuca sfoga dopo essere rimasta per due mesi sotto una coltre di capelli. Vi racconto l’effetto che mi fa uscire alle otto di sera e scoprire che il sole non è ancora andato via? No,dai.

Ho voglia di stare in mutande nell’auto a farmi abbracciare dalla primavera come un bimbo stupido, felice, invulnerabile: apro il telefono, ti chiamo e non so di che parlare, sono contento e agitato.

Guardami: scommetto la mia vita ed il mio cuore che riuscirò a dire a me stesso la parola “forse” fino al giorno prima di impazzire, pur di non credere che la felicità rischia di stamparsi sulla mia faccia come una pallonata. Poi mi guardi davvero, ed io mi inseguo da solo e mi metto paura, poi mi fai sentire come l’unica persona sulla Terra che mi fa ridere, e come può essere? Sto coi capelli corti, il mal di testa e gli Alleluia, e credo in te, e mi spiace per te, e temo per te, e gioisco per te, mille e mille volte.

Dovresti saperlo, oramai.

25 aprile
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50 domande che possono liberare la mente

50 domande che possono liberare la mente

Ehi, è la Festa della Liberazione: ecco my two cents. A volte c’è da farsi la domanda giusta, piuttosto che chiedersi se la risposta è sbagliata: e per quanto ci ronzino in testa certe cose ovvie, riusciamo sempre ad uscire dal clichè semplicemente non applicando niente di ciò che già sappiamo. Io mi faccio spesso domande ovvie, ne ho segnata qualcuna nell’ultimo mese, così, in ordine sparso: di queste, quante vengono anche a voi?


  1. Quanto ti sentiresti vecchio se non sapessi quanti anni hai?
  2. E’ meglio fallire o non tentare nemmeno?
  3. Se davvero la vita è breve, perchè facciamo così tante cose che non ci piacciono, e ci piacciono così tante cose che non facciamo?
  4. Quando tutto è stato detto e fatto, hai  più agito o parlato?
  5. Qual’è (se c’è) l’unica cosa che davvero dovrebbe cambiare nel mondo?
  6. Se la felicità fosse moneta nazionale, qual’è il lavoro che ti arricchirebbe?
  7. Stai facendo ciò in cui credi, o accantonando ciò che fai?
  8. Se la media di vita fosse di 40 anni, faremmo una vita diversa da questa?
  9. Che grado di controllo della tua vita hai raggiunto?
  10. Sei più preoccupato di fare cose in modo giusto, o di fare le cose giuste?
  11. Sei a pranzo con 4 persone che ammiri tantissimo. Iniziano a criticare qualcuno, senza sapere che è un tuo amico. La critica è ingiusta ma unanime. Cosa fai?
  12. Se potessi dare ad un ragazzino un solo consiglio, quale sarebbe?
  13. Infrangeresti la legge per salvare qualcuno che ami?
  14. Hai mai visto follia in qualcuno che consideravi un genio?
  15. C’è qualcosa che fai in modo diverso rispetto alla maggior parte delle persone?
  16. Perchè le cose che rendono felice te non rendono felice tutti quanti?
  17. Cos’è che non fai e vorresti fare davvero? E cosa ti trattiene?
  18. Ti stai aggrappando a qualcosa che hai bisogno di mollare?
  19. Se ti potessi trasferire in uno Stato vicino, dove andresti e perchè?
  20. Perchè premi più di una volta il tasto dell’ascensore?  Pensi davvero che lo faccia partire prima?
  21. Pensi sia meglio un genio preoccupato o un tardo felice?
  22. Perchè tu sei tu?
  23. Sei mai stato il tipo d’amico che tu desidereresti avere
  24. E’ peggio quando un buon amico va via, o quando perdi i contatti con un buon amico che abita a due passi?
  25. Per cosa sei più grato?
  26. Preferiresti perdere tutti i tuoi ricordi, o la possibilità di averne di nuovi?
  27. E’ possibile conoscere la verità senza prima doverla conquistare?
  28. La tua paura più grande si è mai manifestata?
  29. Ti ricordi i turbamenti degli ultimi 5 anni? Hanno ancora importanza per te?
  30. Qual’è il tuo ricordo più bello di quando eri bambino?  Cosa lo rende così speciale?
  31. Quando nel recente passato ti sei sentito più vivo e appassionato?
  32. Se non ora, quando?
  33. Se non l’hai ancora raggiunto, cosa hai da perdere?
  34. Sei mai stato con qualcuno senza parlare, e passeggiando soltanto hai sentito che quella era la migliore conversazione mai avuta?
  35. Perchè le religioni parlano d’amore e causano la guerra?
  36. E’ possibile capire, senza alcun dubbio, cosa è bene e cosa è male?
  37. Se vincessi 1 milione di euro, lasceresti il tuo lavoro?
  38. Vorresti avere più o meno lavoro di quanto ne stai facendo adesso?
  39. Ti sei mai sentito come se avessi vissuto un certo giorno già altre volte?
  40. Quando è stata l’ultima volta che hai camminato nel buio della casa fidandoti solo dell’immagine mentale delle stanze?
  41. Se tu sapessi che tutti moriranno domani, chi vorresti andare a trovare oggi?
  42. Ridurresti la tua vita di 10 anni per diventare molto famoso o attraente?
  43. Qual’e’ la differenza tra essere vivi e vivere?
  44. Quando è il momento di mettere da parte i calcoli e lanciarti facendo ciò che ritieni giusto?
  45. Se dai nostri errori impariamo, perchè abbiamo così paura di sbagliare?
  46. Cosa faresti diversamente da adesso se nessuno ti giudicasse?
  47. Quando è stata l’ultima volta che hai ascoltato il suono del tuo respiro?
  48. Cosa ami? Quale delle tue azioni recenti ha espresso apertamente questo amore?
  49. A 5 anni da adesso, ricorderai cosa hai fatto ieri? E il giorno prima? E il giorno prima ancora?
  50. Le decisioni vanno prese ora. La domanda è: le stai prendendo, o stai lasciando che gli altri le prendano per te?
09 aprile
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Mosca

Mosca

Il numero 25 si muoveva nella coda dell’occhio di Amalia come se la cifra fosse una formica che portava al riparo qualche briciola caduta fra le pagine del libro, e invece magari era una mosca: in questi momenti si realizza di aver passato troppo tempo assorte in lettura, e ci si decide a sollevare lo sguardo.

Magari un attimo.Una si fa la sua bella deriva superficiale e decide di lasciarsi tutto alle spalle, poi un giorno pensa: non era meglio avere invece tutto di fronte?

Succede quando ci si sente osservate, tutte le cose che ti lasci alle spalle sfuggono al tuo controllo e un giorno senti il loro sguardo che ti trapassa la schiena. E’ la regola.

In fondo è questa la sola vera differenza che passa tra noi e le mosche, che vivono sempre di quello che in America chiamano “The Momentum”. Frega un cazzo alla mosca se tu le fai qualche problema, se provi a scacciarla una, dieci, quaranta volte: la parola “Fallimento” non è compresa nel suo dizionario (anche perchè le mosche ignorano la grammatica, cosa c’è da aspettarsi di diverso da insetti così privi di stile?).

La mosca non si lascia nulla alle spalle. Lei ha gli occhi anche di dietro: Amalia si chiese quale aspetto dell’evoluzione avesse favorito (o rovinato) gli esseri umani privandoli di questa caratteristica, e non le arrivò da quell’intermittente ronzìo alcuna risposta favorevole, ragionevole, tanto che decise di tenersi gli scrupoli e di rimettere la testa sul libro. Zitta. (e mosca).