TIRA POSTAL

Si inaugurerà sabato 12 marzo alle 19.30 presso l’associazione culturale Labyrintho in via S.Agostino 16 Caserta, la mostra fotografica itinerante Tira Postal, immagini della Guinea Bissau del fotoreporter Giulio Molfese – Graffiti press Roma.

La mostra è composta da  22 fotografie in bianco e nero e un video che documenta la vita in Guinea Bissau nell’ultimo anno. La mostra nasce da un’idea dell’associazione Nero e non solo! di Caserta sviluppata in collaborazione con le Suore Missionarie dell’ASC e con l’associazione Oltre i confini di Latina.

La mostra, che partirà da Caserta per toccare altre città tra cui Latina, Salerno, Avellino, Napoli e Roma, ha due finalità:
- contribuire a costruire, un ambulatorio medico  nella città di Bula in Guinea Bissau in collaborazione con le suore missionarie dell’ASC

- Sensibilizzare e informare l’opinione pubblica sulla situazione sociale, politica ed economica della Guinea Bissau.

La mostra sarà accompagnata da un libro con foto, testimonianze  ed interventi tra cui Mons. Raffaele Nogaro, Vescovo di Caserta, Silvestro Montanaro giornalista di RAI 3 autore del programma “…c’era una volta”. Il ricavato delle vendite del libro sarà interamente devoluto alla costruzione dell’ambulatorio di Bula.

Guinea Bissau – una breve scheda

Un piccolo paese a sud del Senegal, non più grande della Lombardia con una popolazione di 1.500.000 abitanti di cui l’80% vive con meno di 1$ al giorno, il 41.9% ha meno di 15 anni, l’età media è di 18.8, l’aspettativa di vita 47 anni, un’inflazione del 49% e un indice di sviluppo umano tra i più bassi del mondo (168° posto).

Dopo l’indipendenza nel 1974 dai portoghesi la Guinea, tra i 10 paesi più poveri del mondo, ha attraversato periodi di grande instabilità. Nel 1998 una sanguinosa guerra civile, con centinaia di migliaia di profughi e vittime ha messo in ginocchio la già fragile economia. La salita al potere di Kumba Yala nel febbraio 2000 non ha sicuramente aiutato la ricostruzione e nel settembre 2003 è stato deposto da un colpo di stato. A marzo 2004 in un clima di grande incertezza si sono tenute nuove elezioni legislative che hanno riportato al potere dopo settimane di scrutini il vecchio partito PAIGS con 45 seggi su 102. Tutti i ministri e segretari del nuovo governo formatosi il 13 maggio 2004 appartengono al PAIGS Ad ottobre 2004 il capo di Stato maggiore e il suo braccio destro sono rimasti uccisi nell’assalto al quartier generale delle forze armate da parte di soldati ammutinati che richiedevano il pagamento dei salari arretrati.

La situazione sanitaria della Guinea Bissau è tra le peggiori del mondo (187°) e chi può attraversa la frontiera. L’ospedale della capitale è fatiscente. C’è un medico ogni 5556 abitanti. La mortalità infantile è di 130 morti ogni 1000 nati.

Costantemente le organizzazioni umanitarie e i missionari vanno nei vari villaggi per monitorare la crescita dei neonati e dare cure mediche alle donne gravide.

Lebbra, TBC, AIDS sono presenti in Guinea Bissau. Spesso pazienti con malattie diverse condividono gli stessi ambienti. La causa di morte principale resta però la malaria, qui presente nella sua forma più acuta: quella cerebrale, oggi sempre più difficile da curare a causa di ceppi resistenti alla clorochina. Ancora oggi a Bissau si muore di morbillo.

Il 70% della popolazione non riesce a soddisfare le prime necessità. L’industria è irrilevante, la scolarizzazione è ancora molto bassa (34%). L’unica risorsa è la coltivazione dell’anacardo. Sono presenti giacimenti petroliferi al largo della Guinea ma ancora non sono sfruttati.


"Frammenti d’argento di una terra rossa, più vicina di quanto si pensi. Povera, poverissima. Attraversata dalla guerra, divisa in etnie, assetata di giustizia, devastata da malattie dimenticate, indebitata da governi corrotti.
Frammenti d’argento di una terra verde, distese di anacardi, ricca d’acqua, con una lingua dolce come la sua musica; paradisi tropicali, spiagge incontaminate. Frammenti d’argento di mura perforate, mine e bimbi in quantità, carri armati abbandonati, donne ai pozzi, donne nei campi, donne con i figli sulle spalle. Frammenti d’argento di un popolo nero, fiero, silenzioso,che ci osserva. Che vive nonostante tutto, nonostante la nostra avidità, nonostante la nostra ipocrita compassione, nonostante la nostra sprezzante carità. Che vive nonostante i nostri sguardi leggeri. Vivono! Noi vivremmo senza di loro?" [Giulio Molfese]
 
"E’ da stamattina che è qui. Sta male, vede? a nessuno fa niente!"
Seduta su una sedia sgangherata, nei pressi della saletta di Pronto Soccorso all’ospedale generale di Bissau, una giovane donna piange disperata. In un angolo, riverso su una lurida barella, un uomo si contorce dal dolore. Sputa, vomita sangue.
"Ha un’emorragia intestinale. Sono sei ore che sta qui, ma niente. Dicono che dobbiamo andare a comprare i medicinali. Dove? E soprattutto…Con che soldi?Io sono il fratello di quest’uomo. E’ un insegnante, una persona per bene, ma non ha soldi. Come potrebbe averli?Lo sanno tutti che in questo maledetto paese sono 10 mesi che il governo non paga i salari! Noi della famiglia possiamo ben poco. Lavoro non se ne trova; era lui, mio fratello, a sostenere tutti."
 
Sono in Giunea Bissau, un piccolo paese di appena un milione e mezzo di abitanti, sull’estremo corno dell’Africa occidentale. Spiagge da sogno; un mare pescosissimo; tanto legname; forse tanto, tantissimo petrolio. Ma intorno a me è solo troppa povertà e lo specchio della guerra civile. Chiedo del primario, ma mi dicono che non c’è. Arriva invece il direttore amministrativo: "Deve capire, è già un miracolo che l’ospedale si aancora aperto. Noi facciamo di tutto, mi creda,rispettiamo le regole. Il Fondo Monetario Internazionale ha detto che era assurdo che un paese povero come il nostro offrisse assistenza sanitaria a tutti. Dovevamo far pagare i più ricchi e comunque chiedere una tassa ai meno abbienti. E noi facciamo così. Certo non possiamo fare indagini patrimoniali per scoprire chi ha e chi non ha. Quando la gente viene, chiediamo di procurare farmaci e materiale. E aspettiamo. Se non portano nulla vuol dire che sono poveri davvero; e allora interveniamo noi".
 
Sempre che si sia ancora in tempo! Già, perchè mentre parlavamo, il povero disgraziato sulla barella muore. Per una banale emorragia che si sarebbe potuta risolvere con una decina di dollari: tanto costavano i farmaci richiesti. Ma l’ospedale ha appena dischiuso le porte sul suo orrore. A Bissau non c’è energia elettrica e il nosocomio va avanti con un vecchio generatore, che funziona però solo poche ore al giorno. La cucina fornisce solo un pasto al dì, e solo ai pazienti che sono in grado si pagarlo. C’era un’ambulanza, ma ormai è un rottame. Era un dono di una comunità cattolica straniera, e stranieri erano i suoi elementi. Pezzi di ricambio in giro non ce n’erano e l’ambulanza al primo intoppo si è fermata per sempre.
Al reparto maternità si registrano almeno due casi di morte della partoriente alla settimana e due di bimbi nati morti al giorno. La spiegazione è su un cartello affisso sull’uscio: per un parto normale ci vogliono una cinquantina di dollari, per il cesareo più di cento. E questi soldi, a Bissau, sono v
eramente pochi quelli che li hanno.
Ma come si è arrivati a tanto? Certo per la stupidità dei burocrati delle grandi organizzazioni finanziarie internazionali come il Fondo Monetario…Ma come spiegazione non basta. Metà foresta di legname pregiato è stata spolpata da multinazionali del legname senza scrupolo, in accordo con governanti corrotti. Il pesce, di cui questo mare è ricchissimo, finisce nelle reti a strascico delle grandi compagnie di pesca di mezzo mondo. Tanto i guineani non hanno alcun mezzo per controllare il proprio mare! E il petrolio? Beh, questa è un’altra bella storia…Da quando si è saputo che c’era il petrolio, il paese ha perso la pace: una sequenza di colpi di stato e una situazione di guerra civile di fatto imperversano nel paese. A spiegarmi le ragioni è Francesco Fadul, ex primo ministro, avvocato, una delle personalità politiche più oneste e competenti dell’Africa Occidentale: "Si parla tanto del Golfo Persico, del Medioriente, ma nessuno vede quello che sta accadendo nel Golfo di Guinea. Le ispezioni effettuate hanno portato alla luce che in questo mare esistono giacimenti ricchissimi di petrolio; così sono cominciate le danze…Grandi potenze sono interessate a queste risorse energetiche. Sul Golfo di Guinea si affacciano numerosi Stati. Alcuni sono di area francofona, altri di area anglofona. Tutte queste nazioni hanno conosciuto fenomeni di destabilizzazione e di guerra, perchè le grandi potenze si scontrano per il controllo delle nostre ricchezze per interposta persona. Con poche decine di migliaia di dollari si armano formazioni ribelli e piccoli eserciti in paesi che non hanno ancora alcuna produzione di armi. Il mondo è distratto, tace. Ma intanto qui si muore! Perchè da noi la ricchezza è ormai diventata sempre più sinonimo di maledizione".       
[Silvestro Montanaro]

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