Color Color…

Vedo color, color…

..e tu adesso indovina questa cosa dal colore. Vedo color, colorrosso. Sai cos’e’ ? Se ti sembra ancora presto, non ti senti di azzardare..è qualcosa che hai addosso, molto vicino al tuo centro esatto. Vedo color, colorrosso. Dai che lo sai cos’e’.

Perchè fingi tutte le volte di non saperlo, perchè giochi sempre a sorprenderti di saperlo… è una cosa che non puoi abbracciare, ma con lei puoi abbracciare tutto… è una cosa grande come un pugno chiuso, ma sa essere tesa come una mano aperta. Vedo color, colorrosso. Non ci siamo ancora eh? E’ presto eh? Tanto so già che lo sai, lo senti…la risposta ce l’hai, vuoi farla dire a me…sei sempre la stessa.

Ok. E’ una cosa che distribuisce tutta la tua linfa, che mette in circolo la tua birra, che ti fa muovere, e se si ferma tu ti fermi dietro di lei, dopo un po’ di tempo… è una cosa che non fa niente più del suo dovere, eppure ogni cosa che fai sembra dipendere da lei. Vedo color,color…rosso. Stavolta non ci casco, e non te lo dico.

Mi guardi con la faccia sorridente di chi si fa perdonare il gioco, e metti su la tua maglietta con mille colori.. mille-mille davvero, è bellissima…i colori devi catturarli adesso che sei piccola, solo così potrai tenerli stretti, perfino quando deciderai di indossare il nero, se non ti saranno bastati questi, per tenerli più stretti ancora, o il bianco, per regalare quelli che hai e dividerli con il mondo. Perfino se sarai bianca, o nera

…resterai colorata. Lo so.

Lo so perchè lo vedo….color, color.

Lo vedo.

Zumpappà.

Oggi giornata di battute a vuoto, qualche appuntamento mancato, qualche iniziativa sfumata: molta molta attesa, alcune mancanze.

Del mio stato d’animo oggi non ti faccio parola, tutto si muove in me come se giocasse ai 4 cantoni: sai quel gioco con le sedie e i tipi che ballano? Zumpappà, zumpapp, zumpappappà… ogni tanto arriva il fiscariello, tutti che cercano di trovare un posto, a volte si siedono uno sull’altro…

..chissà se hai mai avuto un pensiero seduto. Io si, tanti..a volte per stanchezza, altre volte per quieto vivere..altre ancora per il piacere della contemplazione..un paio di volte tutto questo deve essere anche sembrato perfino saggio. Alla fine sono uscito per comprare un caricabatteria, la pioggia e il traffico mi hanno colto alla sprovvista, sono tornato a casa a cambiarmi d’abito, giusto in tempo per uscire con gli amici ed andare al Frankie Malone, per festeggiare.

Viva il tempo che ci passa sopra tutti insieme, e la vita che non si arresta.. viva gli schiaffi a mano piena, bene fanno quelli dati, meglio ancora quelli ricevuti, viva la grande capacità di scambio e il magazzino dei sentimenti, tutto sempre pieno di sorrisi e lacrime che vanno e vengono al suono di zumpappà.

Ora sto un pò qui. Onore a mio padre che da qualche tempo dirige i lavori e sgobba più degli operai, e alla sera si è messo sul divano con la copertina, distrutto e senza i 35�‚� della giornata: li ha pagati a loro, invece di riceverli… c’e’ gente che merita quello che ha, chi più, chi meno: forse merito meno di questi genitori così seri, così costanti, così rigorosi nei loro valori… gli operai hanno colato il cemento nel cratere sotto la mia stanza.

Uh. Sembra ancora strano, quella che ho sotto il naso è una piscina: mentre mi faccio sfiorare dal sottile pensiero che quando ci sarà l’acqua…dal mio balcone mi specchierò e ci troverò il mio viso, e le stelle del cielo riflesse a bagno a fare ‘chaki chaki’ come delle pascià… alzo gli occhi al mare nero, e stringo la mano a questi tre quarti di luna, e a queste nuvole a mezzo servizio.

E’ passata un’altra giornata, e tu esisti davvero, e io sono ancora qui con te.

L'albero delle stelle.

Prendi parte a questa cosa.

Nel giardino di casa mia, dietro al cespuglio di more e gelsi, sai quello che affaccia sulla strada e sul campanile? Si, insomma, dietro al cespuglio di more e di gelsi ho un albero di stelle.

Non ci credi? E’ più o meno come quello di albicocche, solo un poco più bassino…i rami sono piccoli e fitti, le foglie strette e di un colore verde scuro, simile a certe specie di ulivo..non fiorisce in Primavera, e non muore d’Inverno: vive soltanto di due stagioni, la notte e il giorno.

Di giorno sui rami, come ciliegine, si vedono un mucchio di fiori di pianeti acerbi, piccoli mondi chiusi in sè stessi, dall’esterno sembrano vuoti e col guscio duro da rompere.. sopportano tutto, la luce dell’alba, il calore del sole, lo squasso di venti e pioggie… attaccati ai rami che è davvero dura tirarli via di forza, e poi è anche un po’ peccato, tanto che fa tristezza vederne qualcuno caduto a terra.

Nel primo pomeriggio se mi verrai a trovare ti mostro i primi germogli..qualcosa inizia a cambiare, i piccoli pianeti si crepano sulla superficie come se fossero attraversati da terremoti, avviene una reazione che non mi so spiegare. Dapertutto iniziano a venire fuori, guarda bene, minuscoli vulcani che fanno il musetto duro: eh si, il pomeriggio è la parte più bella della stagione, io trovo sempre poco tempo ma uno di questi giorni vedrai, mi siedo lì a fissare l’albero e mi godo tutto lo spettacolo.

Dal fiore al frutto passa lo scherzo di due ore, più o meno dalle 7 della sera in poi i germogli iniziano a schiudersi..nel frastuono inascoltabile di cataclismi microscopici…solo i miei due cani possono avvertirne il suono, ma di solito a quell’ora sonnecchiano: e poi non sono interessati al fenomeno.

Alle 9 della sera inizia un’altra stagione: i frutti maturano, pian piano perdono la crosta e si fanno più luminosi..sprizzano dapprima un bagliore incerto, come di lampadina gialla. Via via la notte scende e tutto l’albero diventa un’istrice di luci.. e vengono fuori le Stelle! Ce ne sono centinaia, forse qualcuna in più… ogni grandezza, ogni magnitudo, ogni costellazione..e ce n’è su tutti i rami… si agitano lentamente come riflesso di faro nell’acqua di porto..e lì sto anche io, le spalle al coperto del cespuglio di more e gelsi, è proprio una posizione magnifica per guardarlo: da così vicino sembra molto più grande, davvero grande e non si riesce a contarli tutti quei frutti.

Che strana passione ho per quest’albero.
In fondo è come tutte le altre piante di qualsiasi altro giardino…io stesso, i piedi ben piantati sul prato, le mani incrociate dietro la nuca, io stesso sono un albero con due gambe a fare il tronco, e due braccia di rami…ho i miei frutti, e le mie stagioni….

…tanto tu non ci crederai mai, ma ogni volta che lo guardo e ci penso, anch’io ho l’impressione di essere osservato, e di fiorire a mia volta, ogni giorno…tutte quelle stelle sanno diventare occhi minuscoli e curiosi che mi guardano germogliare, proprio come faccio io con loro.

Il campanile batte 11 volte di campana: faccio un respiro profondo che sembra infinito, annuso il vento senza polvere… le stelle fanno passo, si richiudono lentamente, e io torno a casa: chiudo la porta, socchiudo la finestra, e per un pò penso ad altre cose.

Gianluca Verità!

Siamo in democrazia, e quindi la foto della mia mozzarella sbafata di soppiatto, foto RUBATA da una paparazza (Nicoletta) alla festa di Giuseppe, con tanto di particolari in stile NOVELLA 2000…. IO la pubblico…ma ora abbiate il coraggio di mandarmi in email anche le vostre!! In particolare Luca con le brioches infilate anche nel culo, non sapeva piu’ dove metterle!!

So che la musica

So che la musica rallenta
quando il ricordo fa comete al buio
tracce di tracce, segni di corallo
il viso si consuma, fugge il senso…

So che la musica si ferma
come la onda che non ha risacca
la settimana rotta dei mutamenti
il lento veleno che ha compiuto il viaggio

e quando si ferma non raccomanda niente
bianco su bianco si abbandona muta
quando si ferma resta in ogni roccia
e poi riparte,

e l’amore ricomincia.

Quando la vita

E quando la vita mette a bere la gioia? E quando manda a dormire la malinconia, butta fuori le parole, frantuma le preoccupazioni, si porta a letto la curiosità?

Quando la vita si mangia le giornate, ammazza il tempo, si racconta davanti al mare, soffia sul fuoco, pareggia i conti, rende giustizia, scommette la misericordia?

Quando la vita si scorda che finirà, si riserva regali, si mette le scarpe, indossa le risposte, spaventa le paure, canta allo specchio?

Quando la vita ripassa la storia, si perde per strada e si mette a passeggiare guardando intorno cosa c’è, e si meraviglia anche di se stessa, quando la vita si dedica la poesia?

Quando la vita viaggia davvero,muove i burattini, proietta la scena, non riesce a fare senza di te, ti chiama anche da lontano, quando la vita, questa vita, ti chiama al punto da romperti le scatole, di continuo, senza mai fermarsi… tu non puoi dire che non ne hai voglia,

tu semplicemente, semplicemente tu non puoi.

Campanule…

Secondo un’antica leggenda scozzese sono le dimore delle fate, e si trovano in boschi molto pericolosi, luoghi di sortilegi ed incantesimi: coglierne una scatena l’ira delle mitiche creature, che si vendicano con dispetti e magie… Nel Sud del mondo sono simboli di speranza e vita, Nel Nord del mondo simbolo sottile di morte e di fine.. tutto racchiudono e poco trasmettono solo a chi sa ascoltare, a chi ha vissuto con loro….

E’ per questo che le Campanule Rosse sono i fiori della mia vita, quelli che amo piu’ di ogni altro fiore al mondo..per tanti anni sono cresciute intorno a me.. e sono cresciuto intorno a loro, case di fata, senza bisogno di coglierle, erano tutte lì per me, su un piccolo terrazzo affacciato al mare, non c’erano boschi, non c’erano sortilegi.

Sono state nella mia vita lo sfondo silenzioso delle mie giornate, pane per i denti, lino per le lacrime, occhi per i miei occhi.. chissà quante ne ho viste fiorire, e morire, poltiglie di fiori e di fate, sogni che non si possono piu’ realizzare, maledizioni che non possono piu’ far male, ed io per loro sono stato buono, cattivo e indifferente, all’inizio di ogni Estate le vedevo arrivare, salendo una piccola scala con le gambe sempre piu’ forti, a volte portando una bicicletta rossa come loro, su e giù per imparare a camminare, poi a correre.

Alla fine di ogni Estate invece le vedevo sparire, dietro la prima curva, già dopo qualche secondo, il saluto confuso tra le voci che tutte insieme facevano un battito di cuore: io vado via, ma tornerò, e loro erano lì. Le mie Campanule sono piccole ceste di oceani, raccolgono il vento e la terra, fanno bere le api ed arrossire il vento…chissà se sono ancora lì dove le ho lasciate l’ultima volta, con l’ultimo bacio, con l’ultima foto…

Io sono ancora qui, con le gambe piu’ forti, e sto imparando a correre… incontro alla nuova Estate che forse sta tornando.

Un appuntamento.

Il tempo ci sopravvive sempre per interrogarci con la domanda più semplice: ‘perchè?’

Il tempo ha troppa indulgenza verso di noi, spesso ci lascia il dono del silenzio, non teme il nostro rifiuto di rispondere: lui è sempre giovane, sa aspettare, i nostri giorni sono corde di nave e non capelli..alla fine i nodi al pettine, e al porto, saranno più grandi, e noi più vecchi, e lui sempre uguale.

Qual’è la nostra parte? Cosa davvero scegliamo nel mondo? Dirigo me stesso con grandi certezze, ognuna di queste potrà essere un errore: non scelsi di innamorarmi, non scelsi il disamore successivo, il senso di colpa, non ho previsto la ricaduta, e la distanza, e il vuoto di cuore…e adesso non ho scelto questa paura, questa vibrazione così profonda e commovente che mi attraversa.

Non so cos’è questo mare, non so cos’è questo sbarco, e questo appuntamento impossibile.

Nella bocca ho un sapore quasi dimenticato per quanto pareva bello…posso averlo mitizzato nel ricordo ma adesso è di nuovo pieno e intenso dentro di me..

"Ci sono momenti nella vita dove l’unica alternativa possibile è perdere il controllo. (P.Coelho)".

Sta arrivando un’altra grande lezione, grande… qualsiasi sia la ricchezza che mi porterà. Bene. Eccomi qui, sono qui. La mia anima è seduta e ascolta in silenzio, Vita, adesso rispondimi tu.

Un giallo al Verdolino

Uno dei siti piu’ carini da visitare, e da ‘giocare’ per chi ama scrivere è il Blog di [ZOP], una raccolta di esperimenti di un extraterrestre finito non si sa come sulla terra. Uno di questi esperimenti che coinvolgono noi ‘umani’ era la realizzazione di un ‘minigiallo’, una vera e propria storia con movente,colpevole, arma del delitto ecc.ecc….unica discriminante: poche righe.

Forse l’ho presa di striscio, forse ho realizzato qualcosa di ‘alieno’ anche io a mio modo, ma [ZOP] e [LdO] sono posti un po’ sui generis, e dopo averlo masticato un pochino, l’alieno Verdolino ha mangiato anche la mia foglia e ha pubblicato il giallo sul suo sito. A voi lo lascio qui, invitandovi a inventare cose nuove per il tipo con le antenne..non vorrei distruggesse la terra pensando che siamo esseri troppo inferiori. Troppo no… solo un pochino :)

‘More e morte
Apposta ti aspettavo nel bosco dei frutti, tra i frutti del bosco tra i frutti del peccato……ti amavo ancora nel dubbio di questo tradimento, nel dubbio che stavo accertando, nella certezza che non hai tradito, ahimè unica cosa.Tra le more, e le mani le spostano, more e morte si sposano, amore e morte tra le mani……morte sul colpo, un colpo per parte, la parte del corpo che tengo per me è l’unica di cui non faccio parte. Cuore incartato, carte scoperte, scappo senza voltarmi. Lei non la conoscevo, tu si e non cambia niente. Sei sempre stata, dopotutto, senza cuore.