La sala stampa della Feltrinelli è più soffiata e distesa di quella che c’era alla presentazione di Carlo Lucarelli, ma c’e’ di buono che due sedie vuote si interrogano perplesse in prima fila: "sono qui io".. sono qui io, e prendo posto.
Siedono di fronte a me, appena un pò a destra, tre donne diverse tra loro: una materna, una filiale, una didattica..sono le voci che si alternano nel presentare "Per grazia ricevuta", il secondo libro di Valeria Parrella . Valeria è una specie di medusa buona, vestita di bianco, leggera, emozionata..mi colpisce la sua voglia estrema di sondare negli occhi di chi la ascolta, ne cava risposte e scintille.. fa proprio così: sgrana le sue biglie nere e passa in rassegna le facce. Sorrido e mi preparo all’impatto, come fa un tizio sepolto dal caldo mentre osserva il ventilatore che lentamente porta il fresco dalle parti sue.
Occhi di ragazza, ragazza che scrive, ragazza fortunata. Occhi sui miei. Naturalmente ha di meglio e d’altro da fare che guardare me, e così dopo un pochino si comincia. Lascio perdere le (pur interessanti) presentazioni delle due illustri signore, ineccepibili nella loro analisi…
..è stato bello vedere Valeria riappropriarsi a "strappi e mozzichi" della sua opera, rileggendone parti che le sembravano catturare l’attenzione più che altre. Tono poetico, tono divertito.. [...] finita la presentazione, il tipico imbarazzo dei bimbi che debbono fare un passo avanti rende difficoltosa la raccolta, Valeria attende domande, ne arrivano poche, meno di quante ne meritasse..
..non che gli interrogativi siano molti quando un libro non è stato ancora letto: piuttosto le curiosità su chi lo ha scritto, l’occasione di trovarsi di fronte un "faber" non capita tutti i giorni..la mia curiosità (da bravo bambino non l’ho palesata che davanti a lei) era quella di sapere in che ordine avesse scritto i 4 racconti che compongono il quadretto di colori ad "aglio e olio" di questo "Per Grazia Ricevuta". Curiosità esaudita (non vi svelo il contenuto della risposta) Valeria mi lascia una chiave diversa per leggere il suo libro..perciò mettimi la dedica….a Gianluca…ecco, grazie. Ciao… Ho preso a leggerlo troppo tardi, il sonno non è diretta conseguenza della narrazione nè dello stile, ma della stanchezza di chi osserva..
Al mattino fa meno strano questo gruppo di case, questo posto familiare descritto qui..sembra di assistere ad una realtà onirica, ho come l’impressione che Valeria abbia "visto" nei pensieri con lo stesso occhio sgranato che aveva durante la presentazione..biglie nere che vanno trovando..vanno cavando risposte..e non ne cavano infine, si fermano ad osservare senza risolvere, chi potrebbe segnare la strada d’altronde?
Forse la soluzione non è nella storia, nella redenzione, nella considerazione amara che "tutti sono colpevoli" fatta dalla simpaticissima Titti Marrone lì alla Feltrinelli: piuttosto nell’aggiunta della medusa buona, padrona del suo libro, che ritinteggia la frase.. "se tutti sono colpevoli, in qualche modo, nessuno è colpevole".. la soluzione non ce l’hanno i personaggi, e non ce l’ha chi li osserva.
Nè la gente, nè le biglie..e non i soldi, la solita croce, la solita guerra, la solita giornata che passeggia.
La soluzione è nella cava. Cavate gente, o provate a cavare. Leggete questo libro: chi ha nel cuore la terrazza della Birra Peroni (aspro ermo colle di fine millennio anche per me) merita un bacio, e una carezza… leggetelo, ho detto. Mò mmò!