Spazio d'argonauta.

 

Una sera di favole gocciola giù come l’umido dell’aria fa con il naso dei miei cani quando rinfresca il tempo dell’inverno che arriva. Una sera di favole, e di lumi stradali, di tempo rifiatato e di note speciali: è la mia bolla d’aria, quella che salva i naufraghi quando la barca si gira, e tu..e tu, sai, dovresti proprio bere tanta acqua di mare, gonfiarti come un pallone e fare la pelle viola, gli occhi di sangue strabuzzati. Dovresti annegare quando la barca si gira, e invece non capita mai. E se non anneghi vivaddio ci sarà pure un motivo, perchè c’e’ un vento, e c’e’ una vela per ogni cosa bella, non solo per le tempeste..

..a volte penso di avere forza e corazza per affrontare il dolore e le malinconie della mia vita, ma di non essere abbastanza forte e corazzato per affrontare la felicità..racconto a me stesso che voglio impedire agli altri di soffrire, non far mancare loro il mio sostegno, essere presente quanto più posso: occuparmi della felicità degli altri cos’è, se non un modo per evitare di occuparmi della mia?

Basso, corto spazio d’argonauta. Scuro cubicolo di speleonauta.

negli occhi viaggiatori di chi carezza la strada già nei sogni prima che nelle gambe…in quegli occhi viaggerò di nuovo anch’io..

Curva strettoia d’astronauta. E io che per viaggare mi ci chiudo, in tutte queste cose, in tutti questi abitacoli per ricordare a me stesso che mi muovo, attraverso il mio mondo interno, poi passo il confine di nascosto ed entro nel mondo di chi mi sta di fronte, sempre guardando la strada di lato..e tutto mi sembra scorrere così veloce, ma non stasera.

Non stasera che dalla finestra il cielo non m’abbandona, e la presenza non m’abbandona, e il mio futuro non mi cattura. Non qui. Non ora. Rientro col muso da questa parte, davanti a me c’e’ l’armadio, stasera non esco, non mi quadra l’idea di riprendere l’auto: mi vesto lo stesso, il pantalone blu scuro della giacca, la camicia azzurrina..quella vecchia inguardabile vestaglia che ho ereditato da mio nonno, quella vecchia favola della sera che un giorno racconterò anch’io a qualcuno, come lui l’ha raccontata a me.

E negli occhi di chi l’ascolterà, negli occhi volanti di chi carezza la strada già nei sogni prima che nelle gambe…in quegli occhi viaggerò di nuovo anch’io, nell’infinito essente di uno spazio aperto, chiaro, lineare: trasmetterò l’aria alle sue ali oltre che il mio cuore al suo, gl’insegnerò la mia vita, cose da fare, cose da non fare… Sarà una sera strana come questa, bella come nessuna, è sempre una bella sera quando puoi stringere i sentimenti tra le braccia.

Per scoprire che puoi riuscire a non lasciarli andare via.

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