Cielo coperta.

 

Continua a piovere. Le gocce si precipitano in una folla d’acqua, tenendo a braccetto la parola "ininterrottamente"..suona bene, come una cantilena, rifletto fuori e, beh, devo riconoscere che viene davvero giù di tutto: acqua, sale marino, polvere di terra, perfino il famigerato squalo giaguaro…

L’animale è a disagio. Si vede da come cade, sgraziato, senza nemmeno contorcersi. Finisce dritto in piscina, e inizia a nuotare in cerchio: un attimo prima ti trovi nelle avventure acquatiche di Steve Zissou, un attimo dopo nelle masturbazioni letterarie di Jo, è il destino infame di una creatura inventata. La prossima volta se hai le palle vedi di entrare nella scala evolutiva anzichè nelle fantasie di chi scrive, e vedrai che non ci saranno problemi. Nel senso che, come ogni creatura reale, ti estingui direttamente e fuori dalle palle.

Aspettate un secondo, mi tolgo le pinne.

La prossima volta se hai le palle vedi di entrare nella scala evolutiva anzichè nelle fantasie di chi scrive, e vedrai che non ci saranno problemi.

Oggigiorno navigare per andare al lavoro è diventato un esercizio impossibile, tra l’altro ho dimenticato l’ancora a casa e non ho potuto parcheggiare la mia Clio a dovere: lasciata a Melito davanti alla tipografia, l’ho ritrovata sul corso di Mugnano che galleggiava tra tavole rotte, avanzi di giornata e il relitto dell’Andrea Doria..ma lasciatemi perdere….la mente macina quando si riattiva per cercare fuori, e smette di scavare troppo dentro, non dico che mi dispiaccia, anzi, stamattina mi sento proprio benone..il problema è di chi deve leggere tutte queste sciocchezze.

Sono giorni che il cielo ci sputacchia sulla testa, giorni grigi disfattisti, giorni che mirano alla forza che abbiamo nelle braccia, e se ci lasciamo prendere ci portano via: oggi piove come sempre, ma tutta quest’acqua mi sembra una coperta, le mie preoccupazioni stanno facendo pesca di fondale, le ho lasciate in immersione e non so quando risalgono. Nemmeno la boa per segnalare m’hanno lasciato.

Vivere sotto chilometri di acqua che viene giù, stare sotto una doccia nazionale, e non sentire peso.

Ancora una mattina così e rimetto le scarpe da tip-tap.

Piomborodeo.

Yawn.

Esci al mattino, scendi la scaletta del giardino, ti giri piuttosto meccanicamente sulla destra (senti freddo) per guardare la cassetta della posta: la pioggia ha trasformato tutti quei volantini dei supermercati (li vedo ovunque oramai) in una ‘specie di grog’, una poltiglia disgustosa. Ti passa la voglia di controllare se bonificato quello schifo, di sotto possa esserci qualcosa di interessante. Apri il cancello dell’auto (ancora un pò di freddo) ed esci.

Non sta piovendo. Basta convincersene. Quella che vedo non è pioggia, semplicemente qualcuno starà prendendomi a secchiate d’acqua sul parabrezza, come la signora di Gaeta che aveva i panni ad asciugare, anzi..come nei film..serve solo per l’atmosfera..per strada ci sono due ragazze con l’ombrello alla mano che guardano le vetrine, il vigile si ripara nell’androne di un palazzo..sembra davvero Inverno, uh.. qualcuno qui ha dato una mano di grigio,e io mi peso l’aria calda del condizionatore, e per la prima volta da qualche mese a questa parte mi sento di nuovo un "homo abitaculus", nel mio guscio di vetro ad osservare quello che succede.

Piomboshow, anzi, Piomborodeo: la gente che corre a lavorare, si incazza nel traffico, sacramenta per il ritardo..e qui dentro tutto scorre più lentamente, beh, senza esagerare…anche nella mia auto è finita l’estate, ma l’abbronzatura non sta andando via nè per il tempo nè per le docce… è colpa di Spoon River… com’e’ bella questa musica venuta fuori all’improvviso, senza voce e col pianoforte leggero che declina con le note l’antologia di poesie più letta nella storia…la gente che vive lungo il fiume, quella che c’e’ e quella che non c’e’ più…

…River…and waterfall..il fiume e la cascata, la gente che vedo stamattina non vive lungo il fiume, ma sotto le cateratte d’acqua che vengono giù: realizzo in un attimo una cosa che pareva ovvia, è un film per tutti, le secchiate non cadono solo sul mio abitacolo, e forse non è nemmeno un film se devo fare 2 ore di traffico per passare solo 25 minuti in tipografia, il tempo minimo necessario al mal di testa, e poi me ne torno.

Riaccendo l’autoradio, di nuovo Spoon River..chi è che manda a ripetizione questo brano? Che Dio lo benedica, torno a casa portato dalla musica che forse sta cercando di fare la pace con me, poi quando faccio per scendere non trattengo un sorriso: ho ascoltato Radio Maria senza saperlo. Che ne sarà di me adesso?

Il grog è ancora lì. Levo quello schifo con le mani, apro la cassetta con la chiavicella, dentro c’e’ una cartolina piccola, gialla, delle Poste: è per me.Bon. I libri mi stanno ancora aspettando, e con loro il Piomborodeo che mi lascio alle spalle chiudendo la porta di casa: qui dentro è sempre qualcosa tipo Estate..mi torna perfino l’abbronzatura, mentre salgo le scale per venire a scrivere questo post.

Buona proseguimento di giornata.

Anymore.

 

Torno a casa da solo, occhi pieni e mani vuote, faccio girare la mia musica ma lo stereo non ne vuole: non riesco ad ascoltare, non riesco a farmi ascoltare, metto su la mia canzone e trovo scritto "error 6". L’autoradio ha già la causa del suo problema, e dunque la soluzione per la causa, quando ti dice "errror 6" è che il supporto non è compatibile, quando ti dice "error 3" vuol dire che il supporto è rovinato. Ritiro il cd e faccio per buttarlo dal finestrino, nella notte dei lampioni rossi, poi lo tengo nello sportello, metto su la Radio e vien fuori un jingle che conosco…

…"per un’ora d’amore…"… qual’e’ il prezzo? C’e’ chi venderebbe anche il cuore, io sono cattivo ma non vendo mai, o compro o regalo, non c’e’ scampo:e io penso alla dolcezza che ho ricevuto in tante cose, con tante persone, in tanti anni, alla bella voglia di parlare che non mi rendeva mai estraneo…e si respirava sempre l’affetto, anche durante un litigio non c’erano nemici, ci si colpiva e la si aveva vinta, o persa, ma non c’erano nemici, non c’era cattiveria, nemmeno alla fine di tutto, quando ogni cosa moriva nel silenzio…Non c’e’ cattiveria nelle domande di chi ama, ma nelle cautele di chi diffida..e purtroppo questo vale anche per me. Non ho voluto, e a volte potuto, ricambiare tutto questo amore, anch’io ho fatto parte di questo brutto gioco che non ti rende mai quello che spendi…

e se davvero pensi che queste righe sullo schermo vengano da persone buone che non hanno paura di dare e ricevere amore, allora non è una minaccia il fatto di non uscire facilmente dalle vostre vite. E’ più di una certezza.

..e il mio cuore adesso dice "anymore", e la mia anima risponde "mai più". Il ‘mai’ è fatto di arrivederci e grazie, di è stato bello finchè è durato, di meritiamo più serenità…il più è fatto di non ci ricascherò in futuro, di meglio soli che male accompagnati, di devo pensare più a me stesso…e tutti e due fanno anymore, ed ‘anymore’ è fatto di ci starò male, di avrò fallito, di non è colpa di nessuno.

Alla fine scopro che ‘anymore’ è una parola troppo brutta, ed io troppo coinvolto in questa vicenda per spararle così grosse e con apparente facilità: Sono quasi sotto casa, nemmeno un’anima viva lungo la strada…è stata una serata talmente amara, il veleno sa di Alpenliebe al confronto, e non è giusto, non è giusto così.

Giusto per metterla nel culo all’autoradio, e per suonare lo stesso la mia canzone, Deus creavit te sine te, sed non salvat te sine te.. Dio ti ha creato senza bisogno della tua mano, ma non ti salva senza la tua collaborazione… chiudo il cancello di casa prendendo una decisione memorabile, l’ultima delle mie grandi decisoni recenti all’insegna del Gattopardo (bisogna che cambi tutto perchè non cambi niente)

"Non ho la minima idea di cosa fare. Ma voglio farla subito".

Ora, o anymore.