Stasera il freddo si è fatto cattivo, è piombato nella mia sera con l’arroganza di certi padroni di casa: "Io sono qui, non puoi cancellarmi". Madame mi ha detto che se potesse cancellerebbe l’inverno, ‘anche se è meglio il freddo che il caldo’. Le ho risposto facile…c’e’ una ragione per cancellare ogni stagione ed ogni tempo, e c’e’ una ragione per scrivere ogni stagione ed ogni tempo.
Ci sono stati inverni tristi, cominciati due settimane prima di un 24 di Gennaio, e lacrime gridate nel buio della notte, lacrime strangolate dal dolore che risucchia il fiato: è quando due lampeggianti sul viso ti portano via chi è cresciuto da sempre con te…quando il ferro vomitato dell’Italsider diventa sapone sulla discesa di Coroglio, e la mia famiglia, e i miei 15 anni…si disintegrano con lui..e tutto si spacca..e qualcuno nella notte di piombo che viene giù tutta insieme vuole convincere i vecchi che loro nipote è partito per un viaggio, e vogliono dirglielo con calma per non ucciderli..è quando leggi i giornali e trovi scritto un nome pronunciato miliardi di volte, e la foto di una cartaccia d’acciaio, e ti chiedi che c’entra, come….come può essere vero… è quando qualcuno ti fa telefonate anonime di notte e ti spiega cosa è successo, poi si rifiuta di testimoniare, non trova coraggio nemmeno guardando al telegiornale le lacrime e le suppliche di una madre che ha perso a 18 anni il suo unico figlio, per sempre, e non ha più nessuno scopo nella sua vita. Lui è di là immobile su un lettino, e lei che dice "forse deve essergli successo davvero qualcosa, a quest’ora non è ancora tornato…"…
..No. Non c’e’ calore…ci sono stati giorni di Gennaio per tutti quanti noi, m’e’ toccato vedere mio padre ghiacciarsi davanti ad una scatola di legno con dentro una persona che non è più lei, tre tagli profondi sulla fronte che sembrano un graffio di pantera nera, nella stessa chiesa della sua comunione, e della sua cresima, e dei bravi maestri…dei confetti: m’è toccato rientrare in una camera e trovarci ancora un libro di analisi 1 aperto a metà…il primo esame universitario…il cd ancora nello stereo..la realtà ti violenta all’improvviso..e la sopravvivenza è capire che si muore dove si è anche gioito, che la strada è passare sassi e baci, non c’e’ niente da fare, purtroppo…non c’e’ ragione a prendere a testate un palo di cemento grande come un silos, che serve a reggere un solo, misero, filo di corrente, e adesso una corona di fiori.
Lungo le curve del viale di ingresso ci sono mille povere onde di foglie rosse, schiacciate dall’acqua piovana, e sembra che i mesi abbiano fatto un tamponamento.
Se cancellassimo l’inverno andrebbe via il dolore, e andrebbe via anche la possibilità di scriverci sopra, di tracciare con la penna uno sgorbio come su un errore di punteggiatura, e provare ad aggiungerci parole nuove, parole di vita, tutte quelle che le anime giovani che amiamo avrebbero scritto con il superbo senso di eternità che solo loro potevano avere. Provarci, anche se non è facile, figuriamoci per me, magari se fossi morto non parlerei: non ho nessuna alternativa a vivere, solo alla vita non c’e’ rimedio.
Torno a casa e il cancello del parco è sempre aperto, ormai sarà rotto: indosso due (dico 2) paia di guanti alle mani e non bastano a coprire il freddo, lungo le curve del viale di ingresso ci sono mille povere onde di foglie rosse, schiacciate dall’acqua piovana, e sembra che i mesi abbiano fatto un tamponamento: scendo dall’auto e provo a capirci qualcosa,e capisco che il tempo non si può affettare, la vita alla fine non matura mai, qualunque sia l’età. Non c’e’ una parte marcia, non c’e’ una parte più dolce…è un frutto intero, va preso come viene, e così la prendo,la mia vita, e la porto qui davanti, a scrivere la mia buonanotte, e il mio buongiorno di domani, sempre con l’animo di scrivere, sempre incapace di cancellare…il bene dal male.
A domani.
Parole più giuste in questa giornata non possono esserci per me…dove ogni goccia di pioggia sembra una goccia di malinconia!Già proprio oggi…dopo 5 anni…Però, io ricordo giornate fantastiche di un inverno non troppo lontano…non voglio cancellare tutto! Forse non sarebbe lo stesso ora…un bacio!
Il dolore, come l’inverno, non si può cancellare, non si può dimenticare e a volte è così immenso che sembra impossibile sopravvivergli. Affinchè non diventi un punto di non ritorno, però, non bisogna consacrarsi ad esso. C’è sempre qualcuno che cerca di farci credere che la vita è martirio, che "siamo nati per soffrire", che il sacrificio di ogni piacere ci rende migliori. Secondo me non è così, io credo che la natura dell’uomo sia la ricerca della felicità e questo è possibile solo se si combatte ogni giorno per stare bene. Non è il dolore che ci permette di scrivere i nostri versi più belli, ma il tentativo di superarlo e di riappropriarci della nostra vita. Proprio come stamattina state facendo tu, la famiglia di Attilio e tutti quelli che non si arrendono alla logica del terrore, gridando atrraverso un corteo che nessuno ha il diritto di toglierci le persone che amiamo e di gettarci nella disperazione. Mi unisco al vostro grido con tutta la voce che ho. Siete una forza e una speranza per tutti. Alla vita non c’è rimedio, per fortuna…Un bacio
Grazie ragazze, siete state gentili e delicate, vi ringrazio con il cuore ricambiando con le parole di Madre Teresa di Calcutta che ho ascoltato oggi e che cerco e cercherò di far mie sempre.
Signore,quando ho fame mandami qualcuno che ha bisogno di cibo;
quando ho sete, mandami qualcuno che ha bisogno di acqua;
quando ho freddo, mandami qualcuno da riscaldare,
quando sono nella sofferenza, mandami qualcuno da consolare,
quando la mia croce diventa pesante,
dammi la croce di un altro da condividere;
quando sono povero, portami qualcuno che è nel bisogno;
quando non ho tempo, dammi qualcuno da aiutare per un momento;
quando vengo umiliato, dammi qualcuno da lodare;
quando mi sento scoraggiato, mandami qualcuno da incoraggiare;
quando mi sento incompreso,
mandami qualcuno che ha bisogno della mia comprensione;
quando vorrei che qualcuno si prendesse cura di me,
mandami qualcuno di cui prendermi cura;
quando penso a me stesso, rivolgi i miei pensieri ad altri.