Corpo a Corpo

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Quand’ero piccolo pensavo che ‘il prossimo’ fosse ‘quello che viene dopo’: ‘avanti il prossimo’ e così via, non so se rendo l’idea…poi piano ho iniziato a dare un senso diverso alla parola, forse accostandomi al suo significato originale.

Forse no. Dopotutto è sempre una gran fiera di bottoni colorati.

Il prossimo è quello che ti è da presso, come dire..In prossimità, ecco. E’ quello che vede come te la scia dell’aereo, le macchie della banana, i colori fissi nell’occhio quando ha guardato troppo sole: il prossimo è vicino, senti il suo fiato, così vicino che tutto diventa un corpo a corpo.

E così trovi gente che parla per conto di Dio, ma si accosta a Dio solo per sfuggire al ‘prossimo’, e in fondo la gente la odia… la stessa gente che fa la guerra in nome della pace.

E a me cosa succede?


Dopotutto è sempre una gran fiera di bottoni colorati.

A volte dico ‘ahia’ quando qualcuno che ho accanto urta qualcosa: è del tutto normale? E’ un pò come quando pensi al succo di limone e ti si accartoccia la bocca, senti l’aspro sulla lingua…io sento il botto al ginocchio, il ‘prossimo’ non mi dà tregua, così talvolta mi volto di scatto dandogli le spalle, punto al finestrino del treno e faccio per guardare tutta la strada che fila via veloce, quando mi accorgo che il finestrino riflette il mio volto.

L’anello mancante tra Narciso e un povero Cristo che si difende e non fa la volontà di suo Padre-Dio-Suo. Perchè quando vedo il mio volto riflesso, quello è il mio prossimo e non sono io: e quanto distante sono andato da tutto ciò che mi tiene in vita, fuggendo gli specchi? Qual’e’ la parte di me che lavora per mantenere viva l’altra parte?

Mi manca la mia spiaggia del cuore, i miei ricordi sanguinano lentamente…

Mi mancano gli scrocchi dei ciottoli sotto le ruote della bici, e i vialetti che curvano, gli istanti che precedono gli incontri dei nostri piccoli pomeriggi, i pavimenti azzurri e il tuo pallone giallo della pallanuoto: sono stanco di mangiare e bere quello che trovo, sono stanco di starmene lontano, alzo la testa e sento sulla guancia il grande vento tiepido che flette l’aria e porta frutta ai campi anche quest’anno… tocco la schiena ai miei cani, poi saggio la terra coi piedi e la calce del muro con i polpastrelli: e mentre mi accarezzo la vita penso a cose dolci e confuse che un giorno diventeranno sogni più saldi ed altri modi di stare al mondo.

Magari quando il prossimo sarà di nuovo un altro.

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