Quando Einstein morì, le sue ultime parole morirono con lui: l’infermiera alla quale le sussurrò non parlava tedesco.
Magari voleva un bicchiere d’acqua. O ha detto “aiuto, mi sento male”.
Oppure un vecchio registratore messo lì per conservare i suoi appunti…era ancora acceso, e qualcuno un giorno lo ritrova. Sul nastro, difficilissimo da restaurare..2 bisbigli quasi inascoltabili: 2 anni di ricerche per ricostruire esattamente quelle poche parole, le parti di un’equazione mai enunciata dal Genio che tutti conoscono.
Il mondo scientifico inizia ad interrogarsi, potrebbe essere l’ultimo delirio di una mente compromessa..oppure un segreto rimasto per tutta la vita nella mente illuminata di una persona straordinariamente sensibile: qualcosa di devastante.. Un giovane studente di Princeton che ha Albert Einstein come idolo (poster alla parete e tutti i suoi scritti, un vero fan) si interroga ogni istante sul significato nascosto di quell’equazione.
Finchè…
La notizia in grassetto nel primo rigo è vera. Il secondo rigo è una mia considerazione. Il terzo rigo è un esempio di cosa ci si potrebbe ricavare: se vi incuriosisce la trama, potete sempre scrivere a Dan Brown per consigliarla: almeno faccio qualcosa con i diritti
E=MC2 è l’unica formula matematica che non mi scordo
per il resto, vuoto a perdere 
se non mi ricordo male è passato più o meno un anno!!!
ps guarda l’header del blog (si chiama così l’immagine iniziale, no?)Ps ma io e te non dovevamo far qualcosa?
Già, bel mistero!