
Già da una settimana il nostro sito ha assunto il nome provvisorio di [LdNO], per sottolineare la necessità pura di VOTARE NO al prossimo Referendum Costituzionale del 25 e 26 Giugno. E’ tempo di motivare questa scelta.
La strategia del centrodestra rifugge dalle Non appare, infine, di gran conforto il dibattito, se pur ristretto
tematiche costituzionali più impegnative, controverse e di largo
impatto, e una ragione c’è: far credere agli elettori che si tratta di
ridurre il numero dei deputati, eliminare l’inutile doppione perditempo
di Camera e Senato, diminuire i costi del parlamentarismo. Tutti slogan
fasulli ma di pronta resa, immediata comprensione, scontata popolarità
per una opinione pubblica disinformata e abbandonata colpevolmente a se
stessa.
nell’ambito di una audience qualificata, che si sta svolgendo sulle
opzioni di modifica della Costituzione, una volta respinto il pasticcio
Calderoli.
Se è vero che la stragrande maggioranza degli studiosi
parteggia per il No e pospone a questo l’eventuale nuova riforma, è
altrettanto evidente che il messaggio percepito dall’italiano della
strada è, nel migliore dei casi, quello di un dibattito di ingegneria
istituzionale (dal ruolo del premier a quello del Presidente della
Repubblica, dalle sovrapposizioni delle legislazioni concorrenti alla
composizione della Consulta, dalle funzioni amministrative dei comuni
ai nuovi compiti delle regioni). Tutte cose che non lo appassionano né
gli permettono di valutare chiaramente la posta in gioco. In fondo,
molti possono dirsi, se la Costituzione è un ingranaggio che non
funziona più se la vedano loro come aggiustarla.
Ma non è così. La posta è ben più alta. Riguarda l’Italia, la sua
storia, il suo futuro, il tipo di Paese che i cittadini vogliono,
l’eguaglianza dei diritti, le garanzie di una democrazia liberale
opposta alle dittature delle maggioranze, sia pure di volta in volta
alternative, l’unità della Patria. Non temiamo, dunque, di essere
accusati di retorica patriottica se cominciamo proprio da qui
ricordando quante speranze, sangue, sacrifici e
sofferenze sia costata l’unificazione dell’Italia, dal Risorgimento a
Vittorio Veneto e la riconquista della democrazia e della libertà,
dalla Resistenza alla Costituzione del 22 dicembre 1947.
Butteremo tutto a
mare per inseguire i vaneggiamenti leghisti, le pulsioni secessioniste
di una infima minoranza tramutate in falso federalismo con la
malleveria di Berlusconi e il pusillanime assenso di Fini e Casini? La
storia di un paese ha un valore, un’intima coerenza che l’ha animata
per generazioni e che non può essere travolta e bistrattata se non a
scapito della sua identità profonda.
Non più italiani, torneremmo in un arco di tempo non troppo lungo, a
sentirci soprattutto lombardi e siciliani, veneti e pugliesi. I modelli
federali esistenti – in primo luogo il tedesco e l’americano – non
mettono certamente in gioco l’unità della Nazione. Nella Costituzione
germanica, ad esempio, c’è solo l’elenco delle competenze esclusive
dello Stato, mentre la facoltà dei laender di legiferare sul resto è
temperata dalla possibilità del Parlamento di intervenire quando lo
reputa necessario per garantire l’unità giuridica ed economica del
Paese o l’eguaglianza dei cittadini. Negli Stati Uniti fin dall’800 la
Corte Suprema legifera imponendo la "supremacy clause", la clausola di
supremazia che supera ogni istanza federale. La stessa filosofia ispira
la pienezza legislativa del Congresso.
La devoluzione
leghista che si vorrebbe approvare è tesa, invece, a strappare allo
Stato, affidandoli alle Regioni, diritti esclusivi di legislazione. Qui
è la miccia dell’esplosione dell’unità nazionale.
Si dice – ed è già
gravissimo – che la minaccia riguarderebbe solo tre settori: la sanità,
la scuola e la polizia regionale: avremmo, malgrado risibili clausole di salvaguardia, venti
sistemi sanitari diseguali, venti sistemi scolastici con svariate ore
di materie "locali", dal dialetto alle costumanze folcloristiche, venti
polizie regionali da affiancare ai troppi corpi già esistenti (Ps,
Carabinieri, GdF, polizia penitenziaria, forestale, municipale). Ma,
oltre a ciò, la costituzione berlusconian-leghista affida alla
competenza esclusiva della legislazione regionale tutte quelle materie
che non siano espressamente riservate allo Stato. Questo si vedrebbe,
quindi, sottratte l’agricoltura, il turismo, il commercio,
l’artigianato, quasi tutta l’industria, salvo l’energia.
Non ci sarebbe
spazio per quasi nessuna politica nazionale, dalla promozione del
territorio alla rappresentanza degli interessi italiani in sede europea
e internazionale. Tanto varrebbe seguire l’esempio balcanico che in
poco tempo ha variegato la carta geografica con la riemersione di
Serbia, Bosnia, Montenegro, Slovenia, Sangiaccato, Macedonia, Kosovo e
via continuando.
Sotto un profilo più
generale la Carta del 1947 risulterebbe praticamente semicancellata con
53 articoli annullati o riscritti e la prima parte, apparentemente
salva ma sostanzialmente insidiata. Sul vulnus parziale della modifica
del titolo V, improvvidamente inferto nel 2001 dal centrosinistra, si è
così innestato un ben più corposo e dirompente tsunami.
Quel che è
peggio sta passando nella mentalità corrente l’idea che la costituzione
sia una legge come tutte le altre, sì che ogni maggioranza, vieppiù in
un sistema di alternanza, può, di volta in volta, scomporla e
ricomporla a seconda delle sue specifiche aspirazioni, convenienze
tattiche, contingenze impreviste. Di qui la tendenza ad accompagnare
l’alternanza elettorale alla dittatura della maggioranza che si sente
officiata a tutto occupare e a tutto stravolgere, proprio in
contrapposizione al costituzionalismo moderno, imperniato sulla
definizione dei limiti e alla separazione dei singoli poteri
istituzionali così da garantire diritti e regole comuni per tutti i
cittadini.
Qui sta, appunto, il significato fondamentale della
Costituzione oggi in pericolo: una tavola, elaborata in una stagione di
alta temperie delle forze politiche, che dai cattolici ai comunisti,
dai liberali ai socialisti seppero definire valori e principi capaci
assicurare la convivenza civile degli italiani in anni, dal ’47 ad
oggi, attraversati da un epocale scontro di civiltà, da guerre, da
lotte sociali e politiche asperrime, da sconvolgimenti economici e
sociali profondissimi, senza che mai venissero meno le garanzie di
democrazia e di libertà, la correttezza istituzionale, le possibilità
di introdurre nuovi diritti prima inediti (dalla salute al divorzio,
dal codice di famiglia all’aborto).
Quel quadro costituzionale ha retto
a tutte le prove e va nella sua sostanza strenuamente difeso. Se
qualche inceppo funzionale si è rivelato col tempo nulla impedisce che
si introducano modifiche di razionalizzazione opportunamente
concordate. Soprattutto va tenuto presente che le falle di
governabilità che devastano la vita politica italiana non dipendono da
arretratezze costituzionali ma dalla dissennatezza di una legge
elettorale che esula per la sua stesura dai dettami della Carta.
Allo scempio dei ‘Padroni del Vapore’ e dei Secessionisti, dire soltanto
NO, NO, NO!!
Giusto! Mediaset sta facendo passare sto referendum per un pro o contro la riduzione del numero dei parlamentari! La Rai, idem! Nessuno parla di ciò che tu, ben hai descritto sopra. Mancavano solo le esternazioni del senatur e, ieri sera, sono puntualmente arrivate.
avrebbe fatto sentire la sua.
Ero sicura che oggi LdO, anzi LdNO
GrazieGialluca
La costituzione non e’ una legge come le altre, ma cio’ non significa che non possa essere modificata.
La prima prima e’, a mio avviso, intoccabile, ma la seconda puo’ benissimo essere modificata, se lo si fa con criterio e per rispondere alle esigenze di un Paese, che e’ ben diverso da quello dei “Padri fondatori”.
Condivido comunque il pensiero, che l’informazione sul referendum sia insufficiente.
NO! NO! NO!
NO! NO! NO!
NO! NO! NO!
NO! NO! NO!
NO! NO! NO!
NO! NO! NO!
NO! NO! NO!
NO! NO! NO!
NO! NO! NO!
NO! NO! NO!
NO! NO! NO!
NO! NO! NO!
NO! NO! NO!
NO! NO! NO!
NO! NO! NO!
NO! NO! NO!
NO! NO! NO!
NO! NO! NO! Spero di esser stata chiara!
@Francy – Più chiara di così NO….non si può
Hai ragione. Io propongo di boicottare in massa il referendum in modo che non si raggiunga il quorum.
NO. NO. NO. Non andiamo a votare. Così i SI prenderanno la maggioranza ma non avranno il quorum. Lo sto dicendo in giro e molti sono d’accordo con me. Solo uno mi ha parlato di confirmativo, cazzate del genere, stupidaggini. IGNORANTE. Non andiamo a votare. Per la vittoria del NO!
A Samuè, non c’è quorum… !!!!!!!!!!!
Me sa che aveva ragione l’ignorante!
Infatti, come dice Angela, il quorum non c’è, SI DEVE ANDARE A VOTARE!!!
Votate NO!!!
Ciao a tutti!
Ma non c’e nessuno che "epuri" quel personaggio rivoltante che è Paolo Del Debbio, "giornalista" (servo) che ogni giorno "conduce"(leccando l’innominabile orifizio a chi sappiamo "B"ene) una "rubrica" (propaganda), tutti i giorni dopo il Tg5 delle 13, disturbando oltremodo (a quell’ora) la digestione con delle interviste fatte alla gente "per caso" (pilotate e censurate) che sono…per usare un eufemismo…vomitevoli?
La "rubrica" sopracitata è una striscia "prebeautiful" e si chiama…udite…udite…"Secondo voi" (ma "voi" chi?!?)
C’è chi dice NO…c’è chi dice NO…IO SONO UN UOMO!!!!!!!!
@Nico – Come hai ragione: quel programma è squallido e offensivo dell’intelligenza media.
Purtroppo colpisce (e indottrina) la grossa fetta di popolazione che l’intelligenza ce l’ha SOTTO I PIEDI.
SAMUELE per carità!!!Cosa combini !!!
Richiama subito tutti i tuoi amici!!!Digli di andare a votare! Perchè per questo referendum NON E’ PREVISTO IL RAGGIUNGIMENTO DEL QUORUM affinchè sia valido! Se vanno a votare 100 persone per il si, vince il si!!! Riprendi in mano la tua rubrica, e annulla la proposta di boicottare il voto… forza, forza!!!!
Se ho capito bene, per ciò che riguarda la Sanità, un esempio che può far intrecciare le sinapsi potrebbe essere questo: nel caso che un utente avesse bisogno, per motivi personali o semplicemente logistici, di spostarsi da una regione ad un’altra per ricoveri, esami diagnostici e quant’altro, dovrebbe far vagliare la sua richiesta da un chiecchessia preposto a ciò. Questo porta a dividere in più categorie gli italiani. Il dirigente di turno si troverà a decidere su questioni che non hanno a che fare con le singole esigenzema con convenienze burocratiche più o meno valide, che comunque non andranno a considerare distanze, fiducia o problemi di tipo personale.
Io che abito a Minturno , a sessanta km. da Napoli e a centocinquanta da Roma, dovrò chiedere il permesso di entrare in Campania che si trova a soli quattro km.?
VOTIAMO NNNNOOOOO AASSSSOOLLUUTTAAMMEENNTTEE!!
Sono daccordo con il modificare, sempre, nuove informazioni portano nuove idee, e in sessantanni di nuove informazioni ne abbiamo avute, però le modifiche si devono fare ascoltando tutte le campane, anche quelle che non ci piacciono, punto e basta.
Sono troppo categorico?
@Samuele: per i referendum confermativi, il quorum non è necessario, chiedi in giro se non credi a noi, ti prego, vai a votare NNOO!!