
Tempo tecnico mezz’ora: sono sotto casa d’un amico venuto da Jesi e aspetto di tirarmi dentro un’altra serata di evasione.
E’ colpa di Terzani, e da poco anche di Osho e Krishnananda (“leggi Osho? -Leggo Osho.”) se comincio a non capire più lo schema “ogni tanto bisogna evadere”?
Io non so.
E’ una vita che evado, tu mi metti un cartellino sul petto poi ti volti per guardare altrove: un attimo dopo ti volti a guardarmi e io non ci sono più. Il cartellino è sul tavolo.
Avete mai visto la pelle degli evasori a vita? Somiglia alle valigie dei viaggiatori dei vecchi tempi, piene di paccette coi nomi di tutte le città: Londra, Parigi, Berlino, Tobruk. E’ pelle scura, emana un grande calore, ma non rassicura: è lo stesso calore che fa battere il sangue sulle botte, lo stesso calore che pulsa nel ginocchio scorticato.
Eppure ogni cicatrice è un pò di pelle in più.
Perchè chi si toglie etichette per tutta la vita, certe volte tira via un pezzo di maglia che sta sotto; altre volte un pezzo di carne che sta ancora più giù della maglia. Altre volte ancora, quando l’etichetta era davvero ben piantata, viene via qualcosa che non sai spiegarti ma al suo posto resta un vuoto enorme.
Eppure ogni cicatrice è un pò di pelle in più.
Forse la vita non dovrebbe mai essere un posto dal quale evadere: e da chi crede che l’evasione sia la “vera vita”, mi piacerebbe sapere allora cos’e’ il posto, cos’è il mistero…cos’è la paura dalla quale non fanno che scappare, continuamente.
Stasera sono un prigioniero strano, che mette stracci nuovi al balcone e si cala giù…scende a prendere un vaso di fiori per abbellire la sua cella, poi buono buono rientra: in barba a tutte le guardie del mondo, che quando è scappato non l’hanno visto, e adesso che ritorna non credono ai loro occhi. In barba alle luci false dei piazzali, alla grande notte madre dello smarrimento.
E in culo anche al Jazz. (Cit.).
Alla fine, cataclisma di ogni ragione, il prigioniero torna in cella e scopre che la porta è sempre stata aperta, e che quella non era una cella, e che lo schianto è forte, e che la liberta è concedersi la scelta di morire.
La scelta di scappare. La scelta di restare. La scelta di andare.
Concedersi una scelta.
Non tutti sono così buoni con sè stessi.
Aspetto di leggere il commento saggezza di Max (f) . Non mi viene di concentrarmi su altro!! è un meccanismo automatico, leggo evasione e penso a quella fiscale…
il passaggio “leggi osho? – leggo osho.” mi ricorda qualcosa…
A volte un libro, un pensiero, si racchiudono in una sola piccola frase, per poi esplicarsi nuovamente nel libro e nel pensiero successivo. Terzani disse: (lui si che E’ saggio), ” non c’è mai stata un’epoca, dove l’uomo è stato più schiavo che in quella attuale”. Schiavi di noi stessi, delle nostre mode, della paura di perdere quel po’ di tranquillità economica che, da persone ATTENTE, sappiamo avere, nonostante i NOSTRI problemi. Ci siammo affrancati, noi, qui, dalla lotta per il riempimento della pancia quindi abbiamo più tempo per noi stessi e ciò è bene.
E’ evidente che SEI evaso, evaso da un mondo con la porta aperta nel quale ritorni dopo piccole scappatelle dentro di te.
All’interno di ognuno di noi c’è un universo, però gli occhi guardano lontano dagli occhi, il che è bene, ma quando questi si girano e guardano dietro, le lacrime si trasformano in sudore, soprattutto quando le molecole di un altro universo interiore ti contaminano.
Il ritorno alla cella è salutare, con le nuove esperienze la rendi ancora più salubre.
Siamo fatti per questo corpo, per ora, ed è giusto così, credo.
@Angela: per me un saggio è colui, o colei, che mi SA indicare dov’è la saggezza, io non so dov’è, ho delle intuizioni, ma stò cercando, dietro e lontano dagli occhi.
Un abbraccio
@Gianluca: C’hai delle molecole tu!!!
E qui ne girano parecchie, oltre alle tue.
Un abbraccio
Il saggio, per me, è quello che lascia che io cerchi la saggezza…non me la indica. Ah che bello, avere occhi diversi. Benedico internet, ci ha riportato la dimensione del pensiero. Siamo tutti corpi dislocati, altrove, ma poi ci incontriamo con le parole, nei libri, nei post, nei commenti.
Uh, ci stanno pure un sacco di banalità, ma “il saggio” grazie al mouse, con la rotellina, per esempio, sorride e va oltre
Comunque, Max, ho un dubbio…a proposito della cella e dell’evasione. Proprio non mi viene di pensarmi come “cella” seppure aperta. Finisce che la scappatella/evasione diventa l’ora d’aria
Cioè proprio il contrario della possibilità e dunque della scelta.
Quanto a quelli in perenne fuga da non si sa bene cosa, forse, riuscirebbero a scappare meglio se si allegerissero della zavorra che li opprime. Scappi scappi e te la porti sempre dietro…il passo diventa incerto e faticoso.
Vabè, qua sotto casa passa la banda, è festa. Vi faccio un regalo, per ora virtuale, Giallù e Max, un cd di un Vs. conterraneo, “Processione sul mare” di Toni Esposito. Smuk smuk
La cella, è questo piano della vita, la libertà siamo noi, quindi, per evasione intento fuggire, per un poco, da questo mondo, che ha le porte aperte ma per quanto grande, è una cella, per uno spirito alla ricerca di se stesso e dell’illuminazione.
Nel momento che ti poni certe domande, cominci a guardare intorno per veder da dove viene.
“Mai vantarsi dei progressi fatti verso l’illuminazione”, Questo è uno dei principi buddisti, se ricordo bene, come lo è anche “Non forzare gli eventi, per il raggiungimento di un obiettivo, tale forzatura produce esattamente il risultato opposto”
Il primo pensiero lo dedico a chi segue in modo quasi fanatico il pensiero di Osho, che dal canto suo ne ha capite parecchie di cose e le ha sapute trasmettere bene, peccato siano state così tanto violentate dalla mercificazione.
Il secondo lo dedico a Gianluca, quindi caro amico: Non arrabbiarti. Lavora(intendo medita). Ringrazia tutto e tutti, sempre, è un ottimo esercizio se fatto con il cuore. Accantona le preoccupazioni, lo stare rilassati porta le soluzioni, lo stress le allontana.. Cerca di essere gentile con il maggior numero di esseri viventi. Sono convinto che pratichi già queste regolette, lo dico a te forse, soprattutto, per ricordarle io stesso.
Ah! Gianlù, fatti rompere un altro po’ le scatole, ti ho parlato già del “Messaggio di Silo”? Vai, và!
Un abbraccio
@Angela: mi piace un sacco ascoltare e guardare la banda che sfila. E’ un ottimo esercizio. Osservare i volti rapiti dei bambini che le corrono appresso, le vecchine che – Però l’anno scorso era meglio. Il parroco avanti con fare serioso e il chirichetto che dà l’impressione di svolgere un ruolo più grosso di lui.
In un primo momento rompe, si annuncia sempre con degli squilli improvvisi che ti distolgono dalle faccende, sobbalzi con la bacinella o la penna in mano, poi, però, ti appoggi con i gomiti sul davanzale, il mento sulle mani a coppa e ti lasci rapire dal cercare, in un primo momento i volti conosciuti, dopo, da quelli deformati dallo sforzo di soffiare negli strumenti.
E’ bello, sì. Grazie!
Un abbraccio.
@Angela:Terzani non mi indica dov’è la saggezza, mi ha suggerito delle riflessioni che io ho messo da parte come indicazioni verso le quali dirigere la mia attenzione, quindi mi trovo con il tuo pensiero.
Un abbraccio
Max, che bello tu! Ti vedo, entri, leggi…mumble mumble…rifletti, scrivi, forse cancelli…mumble mumble riscrivi, rileggi sorridi.
Sto facendo un pò di giri, su accenni tuoi. Mi ricordo di un “maestro” con cui tempo fa ho intrapreso un pò di “percorsi”, per capire che l’importante non era arrivare, ma, appunto, percorrere. Mi ha spiegato l’importanza del vuoto, unico, a poter essere riempito. E il giardino zen che ci siamo costruiti, io e mio figlio, in casa, nel salone. E’ stato il suo regalo al mio compleanno. E alle “Confessioni” di S.Agostino, sul mio comodino, uno dei libri che amo di più, io atea e miscredente, come dice mia madre.
E che mi sento “speciale”, perchè vedo con occhi di “bambina”, come, con disappunto, dice sempre mia mamma.
Percorrere, percorrere, percorrere…
Un abbraccio
@Max - Oh Mio Dio, il messaggio di Silo: a questo punto alla Feltrinelli più di un commesso si starà chiedendo se non pagavo meno andando da un analista.
@Gianluca: Nel momento che ho letto quest’ultima tua risposta mi sono fatto un sacco di risate, però hai proprio ragione, ci sono dei momenti in cui mi sento io stesso un commesso della Feltrinelli che fa dei commenti sul sottoscritto, e la mia Silvi, che era seduta sulle mie ginocchia quando leggevo la tua risposta, faceva segni di assenso con la testa.
Una volta le dissi:- Te lo immagini il momento in cui io, Darìo e Gianluca ci troveremo faccia a faccia a chiacchierare?
Lei ha risposto con un EEEEH!!! grande così ( )
…e chi vi stacca più!
Un abbraccio.
P.S.: io adoro il jazz
Un abbraccio
Dopo “grande così”, tra le parentesi, mettici tutti li spazi che vuoi, comunque tanti.
Una bbraccio
@Max - T’è venuta pure a te la Gavinite, conosciuta altrimenti come Bulimia da Commento :-p prima o poi la facciamo tutti quindi stiamo coperti :d
A proposito, andò stà?
Un abbraccio