L’umanità è solo un posto abbandonato e negletto da mettere in ordine.
Metto la sabbia a granelli ammonticchiata sulla riva, provo a darle forma, struttura.. mi difettano le unghie e non riesco a fare meglio di una specie di tartaruga sdraiata: fa pena ma passerà il mare a portarla via.
Il mare ha pietà di noi: è un tazzone indicibile con dentro tutto il potere del mondo, e le scoperte che ancora nessuno ha fatto, e il futuro e il passato di tutti. I romani sono lì, con le loro navi. Di fianco i nazisti, i sommergibili americani, le imbarcazioni dei fenici, gli anelli di matrimonio buttati per rabbia, le ossa degli annegati, le monete d’oro dei forzieri.
E i pesci.
Quanti: se gli alieni dovessero fare una relazione sulla Terra, direbbero che è un pianeta abitato da Pesci e da insetti. Ne facciamo una questione di rapporti di forza? I pesci e gli insetti sono un casino. Noi siamo di meno. Proprio ieri ho ucciso una mosca che volteggiava sullo scarico del cesso: le ho pisciato in testa, è precipitata giu’ sul cumulo di carta igienica. Ho aspettato un pò che si riavesse, ma forse lo shock era troppo grande. Dopo un pò ho tirato lo sciacquone.
Siamo una minoranza che tortura un popolo.
Ci penso su e la tartaruga mi sembra meno brutta: dopotutto è una specie di omaggio ai veri abitanti del Pianeta, e ad ogni modo i castelli li so fare ancora peggio, l’anno scorso ho spoetizzato tutti i bagnanti della Malvarrosa, la spiaggia di Valencia. Il crocchio di gente era avvinto dalla mia creazione perchè si chiedeva davvero cosa sarebbe diventata. Mi hanno dato fiducia, gli spagnoli: appena hanno capito che non avevo idea di cosa fosse quella merda lì, si sono diradati.
Non mi daranno una seconda possibilità, lo sento.
E insomma, sono qui a fare la tartaruga.
Mi si avvicina una ragazza bassina, biondina occhi verdi: parla al cellulare.
E’ ferragosto, certe cose non te le aspetti.
Non ho mai visto una ragazza parlare d’amore al cellulare e avvicinarsi a qualcuno, di solito si celano i discorsi, questa invece mi si accosta quasi per farmeli sentire. Parla con un’amica, dice che i Sardi sono brutte bestie, che questo l’ha tradita e l’ha lasciata dopo due anni di fidanzamento, che le ha detto di non averla mai amata, e un sacco di cose simili che davvero, nemmeno volendo avrei potuto non ascoltare. Parla e si siede sulla battigia.
Io ho una maglia e un costume, lei i jeans e una camiciola rosa: ha le scarpe da ginnastica. Sembra uscita da un altro mese del calendario. E’ ferragosto, certe cose non te le aspetti.
Ad un certo punto inizia a parlare di me, della mia tartaruga… mi volto e istintivamente le sorrido: sto mettendo a punto le zampe posteriori cercando di rinforzarle: ora come ora sembrano un pò focomeliche.
Senza scomporsi, continuando a parlare, bagna una mano nell’acqua di mare e inizia a disegnare il dorso della tartaruga: piano, con gesti tranquilli, come se fosse lei ad averla iniziata: la lascio fare, e per qualche minuto mi sembra di suonare al pianoforte un qualche brano a quattro mani.
Ora è una tartaruga focomelica mutilata negli arti anteriori, ma ha una corazza perfetta.
Prendo due pezzetti di conchiglia bianca e faccio gli occhi. Lei ha ancora il cellulare in una mano, ma ha smesso di parlare. Mi guarda. Io ho gli occhiali da sole, quindi la guardo anch’io. Lei mi dice ‘ti togli gli occhiali, per favore? Non ti vedo gli occhi’.
‘Sono quelli i miei occhi’, e indico i pezzi di conchiglia sulla tartaruga.
- Sono belli. Cos’hai sotto gli occhiali?
‘i buchi delle orbite’.
- E come fai senza?
‘chiedo alla tartaruga’.
- ma lei non può camminare!
‘è questo il punto: lei vede ma non può camminare. Io posso camminare ma non vedo.’
Forse i pensieri gentili sono castelli che il mare non vuole portare via. Forse c’e’ ancora qualcosa che il mio cuore può riuscire a descrivere. Io rientro in punta di piedi, ho sognato tante volte questo momento come una celebrazione di qualcosa, ma è stato meglio così, è venuto così.
Caro diario, sono tornato, conserva qualche pagina anche per me.
(y)
Bello…..bhe chi nn ha sognato un incontro del genere?!
Bello! Mi piace tanto quello che hai scritto e come lo hai scritto…. ho avuto la sensazione dela sabbia che scivola via dalle dita…. momenti che volano via in un attimo ma lasciano un bel ricordo…
Un po’ di sabbia fra le dita per ricordare i giorni al mare….
Ciò che hai scritto ha la delicatezza del Piccolo Principe… Certe volte ti invidio, sai, per come sai usare le parole. Piacerebbe scriverle anche a me, queste cose. Per il momento però continuo a venire a deliziarmi qui, a “casa” tua… Un abbraccio
@Antonio – Già.. no, piuttosto vorrei sapere chi è che lo ha mai sognato!
@Fausta – E’ esattamente quello che sentivo.. sono felice di averlo trasmesso almeno un pò.. grazie..
@Adri - Ciao koala, grazie di avermi ‘riaccolto’ a casa: come sempre sei troppo gentile, il paragone con una letteratura inarrivabile come quella del mio libro preferito… non ho parole, davvero…ricambio l’abbraccio, rilancio con un bacinho.
Ehi (d) (f) (d)
Bentornato…come un granellino di sabbia cullato dalle onde per un pò, e riportato a riva da un cavalluccio marino…rieccoti qui, a deliziarci dei tuoi pensieri e a farci lettori delle tue emozioni…
Che bella sorpresa! Io me ne torno tranquillo dalla Sardegna e ti ritrovo fra le tue pagine.. La nuova veste grafica poi!! Ci voleva…Beh..occhi ben sgranati e gambe ben distese..si cammina assieme!
@Dafne - E non abbiam bisogno di parole
@Andreww Totii- Onorato! Come on up for the rising