Tashika ni.

[audio:Again.mp3]

Mi sveglio e stamane pare tutto capottato in questo inverno debuttante che mi parla con la Elle invece che con la Erre: c’è un clima Giapponese nel mio giardino, il bonsai che mi hai regalato respira aria di casa sua e non si immagina che la vita ad Akihabara per un albero in miniatura è molto più difficile di quella che facciamo noi esseri umani nati nel triangolo tra Quarto e Napoli città.

Le gioie minimaliste del dissesto idrogeologico.

L’anno scorso però ho scambiato la notte di Capodanno per il passaggio agli inferi, nella nebbia della Circumvallazione trasformata nel fiume Stige al passaggio delle anime… mille automobili che viaggiano a 20 all’ora, gli occupanti tutti fuori dai finestrini per guidare a vista i conducenti: nessuno sapeva dove andare… ogni tanto una voce ovattata che gridava “Oh! Stai ienn int’ò muro!!”.. tutti ignoravano la provenienza e la destinazione del consiglio, e così tante piccole astronavi dalle gialle lucine lampeggianti passavano lentamente da un anno all’altro, da una vita all’altra.

La poesia del disagio.

Ancora, l’altra notte ho scoperto che Qualiano è una città di mare: dopo un violento acquazzone tornavo a casa con la musica del lettore a tutto volume, e quasi finivo sul fondo dell’abisso all’incrocio per la strada di Melluso, tramutato dalla pioggia in una fossa che al cospetto le Marianne sono uno sputo pestato col piede. Alla mia sinistra, due auto ferme muso contro muso per un frontale al ralenty: non capirò mai come hanno fatto a vedersi, a procedere ugualmente a 10 allora l’una contro l’altra. L’amore attraversa anche la lamiera, e le due automobili si sono baciate contro la volontà dei proprietari, almeno mi piace pensarla così.

Le gioie minimaliste del dissesto idrogeologico.

Dicevamo di stamattina? Pesterei così volentieri i tasti del mio piano se sapessi dove portarli, anche loro abitano queste terre e quando piove gli si allaga la musica: però nella testa c’e’ tutto quello che mi serve per fare una canzone, nel cuore ho gli orchestrali che accordano gli strumenti, vedessi come sono bellini, pure loro tutti giapponesi in livrea col muso orgoglioso di chi ha lavorato bene, anche a vuoto ma bene, consapevoli più di noi, viventi di mare e di sismi piu’ di noi, meglio di noi…

Al telefono ascolti le persone piangere, poi morire con lentezza di cattiva comunicazione, e mentre muoiono nessun disco in perfetto italiano spiega che ‘non saranno mai piu’ raggiungibili, si prega di non richiamare, per sempre’… poi ascolti il silenzio che riempie tutto il quartiere, e allargandosi come l’olio copre tutto il resto del tuo mondo, fino ai confini della mente. Poi rivedi le persone dopo un pò, e capisci che rinascere è farsi trafiggere come palloncini fino a scoppiare, e aspettare che l’universo prenda per mano tutti i pezzi e faccia loro attraversare ogni strada, per fare in modo che tutto torni dove deve tornare: al centro millimetrato della realtà, perchè…

…la vita è il ballo pieghevole dei miracoli che si dispiega nella sala dei disastri quotidiani.

12 thoughts on “Tashika ni.

  1. Angela scrive:

    Ehi, che bellezza di scrittura :*
    Scivolo su stamattina e me ne resto tutta azzuppata nell’altra notte ;)

  2. gianluca scrive:

    @Ange - Grazie… sei gentile… prendo questo complimento come una ciambella accompagnata da una tazza di thè. :-)

  3. Fausta scrive:

    E’ ancora un esperimento? Basta trovarvi, poi blu o marrone fa lo stesso…. però il blu mi piace proprio….
    Non riesco ad immaginare Napoli con la nebbia…. ma qualsiasi cosa racconti per me è una gioia leggerti

  4. Roquentin scrive:

    Avventurarsi in quelle lande, con la pioggia, è un’esperienza indimenticabile. Nel senso che nun to’ho scuorde cchiù.

  5. gianluca scrive:

    @Fausta - Bramo il tuo parere sulla sistemazione odierna…. fammi sapere se ti piacciono i colori! E grazie anche a te per le ‘chebelleparoole (cit. Luciano Rispoli)’…

    @Roquentin - Sei autoctono o la tua nave è naufragata sui bastioni della macelleria ‘Porcellino d’oro’ all’angolo del Corso Campano là dove i marosi e i flutti si fanno malvagi all’infuriar dei venti?

  6. Fausta scrive:

    Così mi piace mooooolto! C’è rimasto in alto un po’ di marrone – per non dimenticare….
    c’è l’aluccia blu dell’occhio e poi questo magnifico verde…mi sembra di stare tra i miei amici alberi…..Inoltre si legge molto bene, anche per i miei occhi che a volte fanno cilecca….
    Mancano solo la rosa, i sorrisi e i pipistrelli…..

  7. Maria Carmen scrive:

    No, ti prego Fausta…non ne posso più dei pipistrelli…
    Ho la grotta piena!!!

    Ora sarò costretta a depipistrellare ;)

  8. Fausta scrive:

    Figurati che, almeno qui a Firenze, c’è la richiesta – di adottare una famiglia di pipistrelli per ripulire l’aria dalle zanzare-elefanti (che sono a strisce come le zanzare tigre ma sono mooolto più grosse) ed ero quasi convinta a farlo…. mi sono simpatici!

  9. Roquentin scrive:

    Fui autoctono, Gianluca. Diciamo del Triangolo della Morte.

  10. gianluca scrive:

    @Roque - Come ti capii, viandante avventuroso…come ti capii!!

  11. mochena scrive:

    Da tanto non passavo. Mutamenti avvenuti. Qui e lì. Gradevole l’eleganza dei nuovi colori. Toccante l’onda delle nuove parole. Un abbraccio.

  12. gianluca scrive:

    @Mochena - Non tanto quelli ‘qui’, ma sono i mutamenti ‘lì’ che fanno la differenza :-) Grazie per i complimenti, e sopratutto per l’abbraccio: torna spesso!

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