Senza Luna

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Non mi sono saputo regolare: mi sembrava un così bel mercoledì, non ho visto in giro tante luminarie e ho pensato di invitare gente a cena.

Quanta gente? Tanta.

A conti fatti l’idea di questo One-man-cooking-show non mi dispiace: la Angela veleggia tra primizie e delizie con la leggerezza di un elicotterino fustellato tra gli schiaffi di vento del bosco alla domenica. Io la vivo tipo Rocky quando alzava i tronchi: sono competitivo niente male quando si tratta di cucinare, divento un performer scemo del genere ‘in culo a Bigazzi’. Cena Maghrebina, tutte ste stupidaggini servivano appunto per.

Si, insomma, non sapevo come dirlo.

Così io e la mia notte ci stiamo guardando il palco di domani sera da questo loggione un pò impolverato, e le mie mani hanno le unghie troppo corte per privarmi di un pò di riposo, ma fa lo stesso: tutto cresce più in fretta quando la luna è crescente, non è il caso di domani. 2 giorni alla Luna Nuova, la mia barba non ha la sindrome di Peter Pan. Io nemmeno, da uomo in carrieraoramai. Comincio a studiarmi un pò la lista della spesa, come se non avessi altro da fare… di che mi lamento? Mai rimandare a domani ciò che può renderti insonne stanotte… I Tuareg dicono “Mettiti in cammino anche se l’ora non ti piace. Quando arriverai l’ora ti sarà comunque gradita”.

“La menzogna fa bere una prima volta. Non lascia bere una seconda”

Voglio che sia un percorso giocoso, così non mi sento troppo responsabilizzato: comincerò con un aperitivo banale, metropolitano, perfino noioso. Una sorta di saluto rivolto all’Occidente stereotipato. Un Bellini a rilascio graduato, nè più nè meno, specchiandosi nel quale tutti converranno che la Luna Algerina di Pino Simonetta (poi cantata anche dal Reuccio Claudio Villa) è un omaggio troppo rachitico al Paese di Khaled.

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Tuttavia niente Aisha, almeno per stasera: Quasi senza accorgersi, i miei commensali scivoleranno lentamente nell’oblio vista-gusto, uno sguardo alle terracotte sul tavolo, il tempo di chiedere cosa sono quelle mandorle spellate, fritte nell’olio d’oliva e cosparse di salgemma. Buone. Cos’è? E’ già iniziata la cena? Perchè fai quel sorriso strano?

Ma no. Ancora non hai visto niente, “La menzogna fa bere una prima volta. Non lascia bere una seconda”.

Giusto un minuto e il proverbio algerino disvelerà il suo pieno senso: ecco un’insalatina insidiosissima, peperoni e pomodori cotti al forno e spellati, poi tritati con prezzemolo, paprika, aglio, sale e peperoncino (un pò). Devono capire che non possono parlare di Africa e aspettarsi il risotto alla Milanese.

Poi il Cous Cous. Prego, accomoTatevi.

Di pollo, alla maniera Siciliana.

Carote e rape, cottura giusta, brodino a parte, accompagnato da un Santagostino Rosso del 1999 che scende già nella mia mente, al ralentì, scende come se le pareti perdessero: “Chi corre sempre, saprà sempre meno cose di colui che resta calmo e riflette”, Giusta osservazione.

Blink Blink, appena un battito di ciglia ed è tornato nelle bottiglie.

Già li vedo, a questo punto saranno tutti per me ed io sarò un buono, non potrò finire lì, tirerò fuori il colpo ad effetto, l’abbraccio di un Giuda buono, il pizzicotto dello zio simpatico, la mille lire della nonna: Semplici arance a fette con cannella e Palline alla noce di cocco con ripieno di marmellata, fumo negli occhi servito con il classico thè verde alla menta (niente tazze, in Maghreb si mette nei bicchieri) condito con i pinoli, perchè “Un thè senza la menta è come una notte senza luna”.

Senza Luna? Del tutto?

Bene. Così smetto di crescere, dalla pausa al play ho fatto già troppa strada :-)

Lontano.

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Il tempo è solo lo spazio nel quale non sappiamo muoverci, lo spazio è solo il tempo che non sappiamo prenderci: cosa mi vuol dire proprio questa notte il mio silenzio che ha smesso di scrivermi? Così lontano dalla morte proprio no.

E’ come pigliare tutto quello che hai dentro e gettarlo giù da un ponte sospeso sugli addi della vita, poi scoprire che balli sul fondo di un abisso rovesciato, e tutto ciò che lasci andare sale anzichè scendere, si stende come un olio santo sulle tue attese, saluta i rimpianti, diventa pioggia e viene ancora su di te, ma in modo diverso.

Mi piove addosso la mia vita, a piccole gocce, mi bagna, mi rivedo in lei, nelle sue particelle.

Oggi a Capodimonte ho visto ‘La Berceuse’ di Van Gogh e ho pensato a tutte le cose del mondo che coi nostri sogni, coi nostri pensieri, coi nostri desideri siamo in grado di deformare. Capito? Non ho detto ‘trasformare’ o ‘cambiare’, ho detto proprio ‘deformare’ nel senso piu’ primitivo di questo termine: le de-formiamo, togliamo loro la forma, rompiamo il bicchiere, lasciamo che si spargano dappertutto, e come fiumi che vanno allo stesso mare, lasciamo che tutte diventino una sola cosa del mondo.

Guarda in faccia questa ‘cosa’ del mondo, se sei stato in grado di deformarla con i tuoi sogni, con i tuoi pensieri, con i tuoi desideri: cos’è?

Sei tu.

Così lontano dalla morte proprio no.

Una volta pensavo che le realtà fossero tante quante siamo noi: ora credo che la Realtà sia una sola, densa e bollente come un paiolo di minestra al centro del tavolone, e tutti i cucchiai che volano, e le nostre mani che si urtano, si incrociano, si toccano per attingere: portiamo alla bocca tutto questo e ci nutriamo, poi guardiamo nei cucchiai svuotati di ogni cosa, e ci troviamo riflesso un pò dello sfondo e la nostra faccia.

tu cosa ne pensi?

La mancanza è solo un solco tanto grande su una superficie: è solo l’estrema dilatazione di una vicinanza. La mancanza è solo la sottrazione di noi stessi a tutto ciò che amiamo. La mancanza, in fondo, esiste solo in misura della nostra presenza. Mancheranno gli amici, mancheranno tanto anche i nonni, forse avrai l’impressione di aver fatto un passetto appena un millimetro piu’ lungo della gamba, ma a parte questo mi sembra che sia tutto a posto.

Risponde la segreteria telefonica di un uomo che ha smesso di trafficare con la sua mente: se volete, lasciate un messaggio proprio qui, dopo che il mondo di primo mattino vi avrà inviato un qualche segnale che voi, stupidi e stupiti, avrete pensato di dover interpretare in qualche chiave.

Il segnale convenuto è la misura della notte.

Un sorso.

Finita.