Tricarico – Giglio

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[audio:oroscopo.mp3]

Non ci posso credere, un nuovo album di Francesco Tricarico tutto per me.

Non dico una canzone sola, proprio tutto l’album, caduto tra capo e collo alla fine di questo pomeriggio: cosa mi porti in dono, vitaccia paracula che ti nascondi dietro un dito? Quando faccio una cosa che mi piace sto molto bene.

L’album si chiama ‘Giglio’. Lo ascolto per la prima volta con voi.

‘Ora sono felice? Ho paura di si…’

Ho pensato di ascoltare prima la canzone ‘Gigliobianco’, che dà il titolo (?) all’album. Duretta, ma è da ridere alla fine: un cambiamento improvviso dovuto all’amore, un finto rock da scantinato che non mi dà e non mi toglie niente, è come se alla fine l’ascolto del disco non fosse ancora iniziato. Andiamo avanti.

‘Com’è che se io mangio l’insalata non divento un’insalata? Eh?’

‘Pomodoro’. Ecco, ora lo riconosco.. questo qui mi fa sorridere di gusto, non so se è svitato lui, se svita me oppure se sono svitato io, che gli cerco e trovo i significati. La canzone è molto scaciata, con i fiati a fare marcetta, allegra e guascona.

‘Poi la notte, abbracciati ancora, sulla vita si rifletterà…tutto quanto il mondo, lui continuerà ad andare avanti anche senza noi…’

‘Eternità’ inizia paro paro come ‘Perchè no’. E sembra proprio la sua riscrittura ‘semi-inconsapevole’. Tricarico ascolta Battisti, lo assorbe e lo risparacchia fuori ‘a casaccio’ come se passasse nel filtro incomprensibile del suo stile. Immagini serene di vita familiare e di futuro semplice.La parte parlata è una delle poche che mi piacciono in una canzone.

piano, piano con la mano, piano con la lingua, piano con la tua cattiveria, piano con la sicurezza, con tutta questa fretta, con ogni certezza…

‘Ghiaccio’ fa un paio di giri a vuoto, poi va avanti.. dolcissima interpretazione delle fasi critiche e dei cambiamenti importanti della vita. Cosa accade quando l’acqua che bevi non ti disseta più? Quando le cose che vivi non ti saziano? Cos’è che ti fa uscire dal vuoto? Accettare il vuoto, abbracciare il vuoto, e scoprire che è pieno di cose… L’album inizia a piacermi già un casino e ondeggio molto la testa ascoltando la musica.

‘poi ricordo ho spaccato un vetro, mi hanno preso, mi hanno legato, mi hanno fatto un’iniezione, mi hanno detto ‘ora da bravo dormi…ho sognato dei cioccolatini che stavano dentro alla scatola dei fili, fili di lana di tutti i colori…ma perchè mi hanno preso in giro..io credevo che tutti fossero come me’

E’ la volta di ‘fili di tutti i colori’: si affaccia alla porta bussando proprio al suono di ‘toc-toc’.

Entra proprio piano, ma diventa quasi subito una specie di incubo lucido….sul piano musicale è di nuovo rock da cantina, racconto confusionario, onirico, sull’ingannevolezza delle apparenze, ma sopratutto il racconto di un momento difficile.

E’ sofferto. Quando Tricarico attacca a raccontare dei suoi famigerati argomenti ‘delicati’ lo sento chiaramente, si disarticola… quasi mi spaventa…

Preferisco forse visioni più calme.

vorrei dire ancora tante cose, ma se le dico qualcuno mi uccide perchè la libertà finisce dove inizia, solo nella mente libero veramente..

‘Libero’ parla della ‘distanza che c’è tra una persona e sè stessa’: una distanza che aumenta man mano che si smette di guardarsi dentro. Nel migliore dei casi ci regala una vita incosciente, nel peggiore dei casi ci fa crollare quando scopriamo l’illusione che c’e’ dietro il nostro modo così sclerotico e dissociato di vivere. E’ necessario intraprendere un duro lavoro per ridurre questa distanza e trovare la propria personale autonomia, liberandosi da convenzioni e paure che vivono sia fuori che dentro di noi.

‘fino a che un giorno l’han portato via di colpo…e gli hanno aperto la testa per cercar di capire i suoi poteri speciali…ma non li hanno capiti…e ora che è tornato indietro io vedo le cicatrici…’

Ascolto ‘il mio amico’ e non posso fare a meno di riflettere sul titolo, uguale al brano della Tatangelo: cielo, quanto sono diversi! Dopo aver citato Battisti in ‘eternità’, adesso viene fuori una rilettura storta, squagliata e triste delle forme musicali di Celentano, nella strana allegorica storia di capacità incomprese e castrate, forse Francesco parla anche un pò di sè stesso bambino e dei suoi sogni immaginifici.

scorre la vita infinita…cadono i petali delle rose… siamo solo piccole particelle che compaiono, scompaiono e riappaiono…

‘Oroscopo’ è una delle più belle canzoni dell’album, ironica, dolce, matta, terribilmente vera, terribilmente superiore a qualsiasi ‘magagna musicale’, nella sua filosofia di nonsense, ironia, dissacrazione, crudezza…. fa pensare, fa ridere, fa penare, fa sperare.E’ una sintesi dello stile di Tricarico, quasi un indice di tutto il disco.

E’ proprio bella, è proprio sua: spero vi faccia piacere del fatto che ve la dono. Potete ascoltarla proprio in cima a questo post.

Ho sempre pensato ‘quando avrò il cielo sarò stellato…’

Ora mi ripassa davanti ‘vita tranquilla’, che ha vinto il premio della critica a Sanremo: non la ascolto proprio da quei giorni, e mi pare abbia perduto l’impatto unico e rarissimo di quelle esecuzioni dal vivo. Però è una canzone stupenda, che racconta una parte della coscienza collettiva, e bisogni di sempre.

Ora basta, è arrivato l’amore, con lui la comprensione, meccanismo consequenziale saltato…

‘Un’altra possibilità’ l’avevo sentita già e vista in video. Rime estremamente semplici, Tricarico sembra perdersi un poco quando vuole abbandonare il suo terreno congeniale: non è stralunato, vuole spiegare lucidamente, quasi didattico. Le rime diventano prevedibili, l’estro ridotto. Apprezzo il messaggio (spezzare i ‘legami circolari’ che rendono schiavi del dolore subito) un pò meno la confezione.

la ragazza non capiva nei miei occhi il terrore di affrontare la vita…

Sono arrivato alla fine, è l’ultima canzone. Sono troppo felice, da domani mi consumo tutti questi brani, chissà quante volte vorrò ascoltarli e mi daranno belle vibrazioni prima di metterli nell’archivio… vediamo che sapore mi lascia questo album con ‘cosa vuoi adesso’… toh, una canzone sulla nostalgia e la memoria… e poi la forza necessaria a guadagnarsela, questa memoria, creando altra vita, altra gioia, altri giorni da mettersi dietro le spalle, magari più serenamente.

Tricarico mi fa tornare bambino, mi abbandono alla forza delle parole e mi lascio libero di farmi trasportare fuori dagli schemi in un mondo pieno di colori, dove ‘niente è solo brutto’, come dice lui.

Grazie ancora, Francè.

2 thoughts on “Tricarico – Giglio

  1. Fausta scrive:

    Sai che non l’avevo mai sentito? Non è certo il top dei miei gusti, però mi è piaciuto e mi è piaciuta anche “C’è un’altra possibilità”. Le altre non le ho sentite ma se capita…..

  2. Elisabetta scrive:

    Questo è un altro meraviglioso regalo trovatomi hai stasera sul tuo sito….mi viene in mente una canzone che mi hai inviato un pò di tempo fa di Tricarico, si chiama GIOIA. Grazie, Wendy

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