Non ho mai difettato in intensità, quanto in costanza: ogni momento, ogni evento è una storia a sè.
Rifiuto il confronto, ma quando decido di cimentarmi dò tutto quello che ho dentro, male e bene, come un repertorio di movimenti che viene svolto davanti ad un attento osservatore.
Io sto andando verso una nuova forma di percezione del mio aspetto.
Un pò come morire, un pò come fiorire.
E s’aprono i fiori notturni,
nell’ora che penso a’ miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari.
Da un pezzo si tacquero i gridi:
là sola una casa bisbiglia.
Sotto l’ali dormono i nidi,
come gli occhi sotto le ciglia.
Dai calici aperti si esala
l’odore di fragole rosse.
Splende un lume là nella sala.
Nasce l’erba sopra le fosse.
Un’ape tardiva sussurra
trovando già prese le celle.
La Chioccetta per l’aia azzurra
va col suo pigolio di stelle.
Per tutta la notte s’esala
l’odore che passa col vento.
Passa il lume su per la scala;
brilla al primo piano: s’è spento . . .
È l’alba: si chiudono i petali
un poco gualciti; si cova,
dentro l’urna molle e segreta,
non so che felicità nuova.
Se fra tanti tronchi spezzati riesce a fiorire un albero così bello, vuol dire che la speranza è sempre la più forte e riporta con sé la vita!
Fausta
Cioè? Ti sposi?
@Fausta – Si, la speranza è un grosso gancio da traino, noi siamo abbastanza scassati ma il rimorchiatore ha una forza inimmaginabile
@Amelia – Piacere, Gianluca.