Due domande a zero
Il vento mi passa accanto e mi urta sulla spalla come un tizio incazzato che aspetta un pretesto per fare a botte: mi volto e faccio finta di niente, non mi va di litigare.
La mia versione del mondo registrata appena qualche ora fa ha bisogno di un aggiornamento, e così vado a bere una birra con gli amici: la giornata mi ha fatto la grazia di farmi sentire perfettamente solo almeno per un paio d’ore, e le mie batterie talvolta hanno bisogno di molto meno tempo per ripartire.
Talvolta di molto più tempo, come quando ho perso l’uso delle vertigini, quel piccolo tipo di libertà che fa tanto comodo a venticinque anni.
E a Trentaquattro?
La libertà della mia nuova fase è quella di impegnarmi per le cose che valgono, per le persone che meritano, per le idee che si lasciano accarezzare anche quando ti dicono “non posso darti niente in cambio”: e la passione, quella me la chiami “niente”.
E’ assolutamente definitiva. Tutto quello che bisogna fare è decidersi a dire ‘Addio’ a qualcosa, qualsiasi cosa va bene: ‘Arrivederci’ è una formula molto difficile da gestire. Arrivederci a quando? E come? Sono già due domande a zero.
Troppe per l’ometto che scrive stasera
A bientot!

Tra nuvole, volo di uccelli e palloncino…..torni quasi quasi come Mary Poppins…. con una nuova saggezza e nuovi impegni…
Ti trovo qui con tanta gioia!
Ma sì, gli “addii” si possono dire…… qualcuno, più di 2000 anni fa, diceva “vino nuovo in botti nuove, altrimenti si rischia di perdere tutto…..”
Lontano dagli occhi ma non lontano dal cuore!
@Fausta – Lontano dal cuore mai. Mai.