Il numero 25 si muoveva nella coda dell’occhio di Amalia come se la cifra fosse una formica che portava al riparo qualche briciola caduta fra le pagine del libro, e invece magari era una mosca: in questi momenti si realizza di aver passato troppo tempo assorte in lettura, e ci si decide a sollevare lo sguardo.
Magari un attimo.Una si fa la sua bella deriva superficiale e decide di lasciarsi tutto alle spalle, poi un giorno pensa: non era meglio avere invece tutto di fronte?
Succede quando ci si sente osservate, tutte le cose che ti lasci alle spalle sfuggono al tuo controllo e un giorno senti il loro sguardo che ti trapassa la schiena. E’ la regola.
In fondo è questa la sola vera differenza che passa tra noi e le mosche, che vivono sempre di quello che in America chiamano “The Momentum”. Frega un cazzo alla mosca se tu le fai qualche problema, se provi a scacciarla una, dieci, quaranta volte: la parola “Fallimento” non è compresa nel suo dizionario (anche perchè le mosche ignorano la grammatica, cosa c’è da aspettarsi di diverso da insetti così privi di stile?).
La mosca non si lascia nulla alle spalle. Lei ha gli occhi anche di dietro: Amalia si chiese quale aspetto dell’evoluzione avesse favorito (o rovinato) gli esseri umani privandoli di questa caratteristica, e non le arrivò da quell’intermittente ronzìo alcuna risposta favorevole, ragionevole, tanto che decise di tenersi gli scrupoli e di rimettere la testa sul libro. Zitta. (e mosca).