Il Crollo
Tante parole, una sola: la differenza è poca senza il sentimento che le muove.
L’Italia è fuori, per non essere da meno sono uscito anch’io: da oggi i Mondiali saranno fatti per me di partite talmente noiose che il pubblico sugli spalti terrà attaccate le orecchie alle radioline per aggiornarsi su come sta andando la puntata di Tom & Jerry che Raidue manda come toppa ogni volta che ha un buco di 5 minuti sul palinsesto. Questo quando non ha a disposizione “Il collerico Braccio di Ferro”.
Quattro anni fa si festeggiava col Bar Millestelle..
Sono tornato a casa e l’ultima mensola del mio studiolo è crollata sulle altre: il peso di tutte le carte, i diari, i dizionari, i pensieri, è ancora tutto qui a terra, come un’ora dopo il terremoto. Per sedermi qui sono passato sulle mie Scuole Medie, sulle poesie trascritte in silenzio e le multe stradali che ho sempre rispedito al mittente facendo ricorsi fantastici, tipo “quel giorno HO RAPITO un alieno e dunque non potevo essere a Via Medina”, oppure “è tutto un complotto dei Vigili Urbani: Il loro capo si è innamorato della mia ragazza e spera di mandarmi sul lastrico per impadronirsene”.
L’ultima, mirabile per ermetismo ed eleganza, una cosa che Mario Luzi avrebbe giudicato illeggibile (Mario Luzi, dico, no Martufello): “se è vero che siamo tutti una persona, perchè le contravvenzioni non sono generalizzate ma convergono tutte sull’algoritmo che ha prodotto la mia targa?”.
Ora per ora, sempre. E adesso? Cristo, c’è un buco nel muro che pare fatto con una pallata di cannone. Cosa faccio? Butto tutto e tiro una cazzuolata di calce, faccio un buco di trapano più in là e rimetto tutto in piedi, emulo Calderoli e procedo al Grande Falò della “semplificazione”?
Grande Mercurio, dimmi tutto: tu che da sempre governi la mia vita, guvern nu poc pure sta stanza, int’è corna ca tieni!

Di'Qualcosa.