Signor Chiunque

C’è qualcosa che curva piano insieme ai miei pensieri lì, dietro casa mia: una piccola strada che piega verso l’alto, si perde tra piccoli tralci di viti e sfuma nell’ombra tenera del pomeriggio.

Uno di questi giorni voglio svegliarmi e calarmi dal muro per andare a vedere cosa c’è: nel mentre, è bello anche solo pensare di muoversi, ero fermo sulle gambe e ricordo di aver tremato perfino all’idea di guardare attraverso i piccoli misteri che circondano la mia vita.

L’istante più lungo nel tempo più breve del mondo, il frutto del mio albero.

Ciao, signor Chiunque tu sia: oggi sei più grande che mai, lontano dalla mia velocità, lontano dalla mia felicità. Il nastro da 60 che gira nel mio Stereo installato nella mia auto a Roma che se ne và per la città e picchia un pò sugli alti, ma manda una bella canzone, che sono certo piacerà anche a te.

C’è dentro un pianoforte che sa fare la strada che un giorno farai tu. Sale e scende come se volasse, poi si ferma sul bordo di splendidi burroni in cui vorresti cadere, ti ci lascia sospeso per un pò a misurare l’ampiezza del cielo che ti separa dal resto delle cose, poi ti rimette in cammino. L’ascolto tante volte. Tante.

L’ascolto così tante volte invece di finire il mio capitolo di Storia, l’ascolto tante di quelle volte che potrò suonarla domani al Prof invece di dirgli che fine hanno fatto i Romani durante queste vacanze.

Mi piacerebbe che tenessi tutte le mie riviste, e i giochi di società: immagino che dovrai buttarli, prima o poi, o lasciarli a riempirsi di polvere nella soffitta di questa casa, quando andrai ad abitare altrove.

Sento salire grandi lacrime ai miei occhi, e una grande gioia le riporta nell’acqua della mia anima, mi ci sono abituato: questi sono i miei giorni, quelli sono i tuoi.

Auguri, signor Chiunque: ti ho raggiunto giusto oggi, per farti un regalo, il giorno del tuo compleanno, e ora vado via che è già passata mezzanotte. Quindici Settembre. Inizia l’ultimo anno di Liceo.

2 thoughts on “Signor Chiunque

  1. Antonio scrive:

    provo un po’ di inquietudine leggendo queste righe, tuttavia il fatto che stasera ci vediamo, anche solo per lavoro, mi tranquillizza; scusami, é che proprio non sopporto di vedere qualcuno vicino a me soffrire, quando poi é più grande di me mi sento addirittura ridicolo e fuori luogo, invadente e presunatuoso.
    Perdona il mio egoismo, avolte non riesco a tenerlo legato in cantina, e stà bene!

  2. gianluca scrive:

    watch out…qui non c’è nessuno che soffre :) ‘ solo qualcuno che continua a crescere… costantemente :)

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