ytaudio(z2c53EXVgLM)
Stare e passare tante volte sui tuoi occhi mi ha fatto scordare il colore dei miei. E’ come passeggiare per Parigi, ma su una gamba sola: come perdere i pensieri migliori ad una mano sbagliata di poker. E’ così che va con certe piccole sbandate passeggere, poi ci si riconosce e si ritorna normali.
L’amore se la intende con la gioia e con la tristezza, tratta entrambe come amanti diverse che sanno silenziosamente dell’esistenza della rivale: con la prima è tutto un impeto, entra sbattendo la porta con la patta dei pantaloni già aperta, consuma la sua passione senza togliere nemmeno le scarpe e va via in un lampo di promesse e di mezzi baci salati di sudore.
Con l’altra cambia volto, porta fiori e biglietti, ama rotolarsi nei sogni e nella malinconia impossibile di ciò che è già stato, che non è stato ancora, che non sarà mai, che non sarà mai più. Con la tristezza ci parla bene, l’amore: ci andrebbe anche a nozze. Alla felicità invece non fa che contar chiacchiere per poterla scopare ancora e ancora.
E tra le ultime foglie della scena, quando quel dannato cerchio si stringe e corriamo a guardare la strada che si allontana, capita anche che l’amore trova moglie tra le amanti: non è felicità e non è tristezza. E’ una chiarezza agrodolce fatta di passi ciancicati, di grandi progetti inevasi e inevadibili, di piccole promesse mantenute: una mano che tiene un’altra mano per tutta l’eternità di una vita, per l’intera curva impensabile di un bel sorriso.
Tutto il resto stanotte è dare rose alle amanti e un fiore a te, finchè non ci separi la normalità, e la recita di non aver capito cosa c’è nella nostra anima. Anche questo è Ironico: aver paura prima o poi di dimenticare una cosa impossibile.