Piccola storia d’amore e pietà

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Nelle notti con molto nuvolo qualcuno si ostina a mettere un piccolo vecchio proiettore davanti alla murata di Castel Sant’Elmo. La sua lente è regolata da una mano esperta e innamorata con uno scrupolo incredibile, quasi come se preparasse una catapulta a sferrare l’attacco alle mura del Forte.

L’aggeggio funziona benissimo, è montato su un carrellino da supermercato sul cui fondo giace un vecchio registratore di marca Geloso che manda un pò di sonoro ad accompagnare le immagini, sparate sulle nuvole che si stendono in cima alla città come una coperta.

L’inverno è stato molto freddo e molto sporco qui a Napoli. La musica riempie il cielo ed è una piccola misericordia che viene da lontano, tra i lampioni gialli di San Martino: non c’entra nulla con le scene del film, ma chi l’ha scelta ha mostrato tanto buon gusto, se tu potessi ascoltarla ti commuoveresti.

I migliori films da proiettare sulle nuvole di Napoli sono quelli che andrebbero bene nei cieli di tutto il mondo, classici o in bianco e nero, del secolo scorso: “Le quattro giornate di Napoli” , “Ieri, oggi, domani”, “Matrimonio all’italiana” e altri, tutti ambientati qui. Le strade dipinte dal proiettore sembrano una grande tempesta che vortica sulla vera città: la Napoli in pellicola è dieci volte più grande e bella della sua gemella in tre dimensioni.

Viene da ridere a guardare giù la Certosa, e più in basso tutte le strade. E viene da piangere, anche.

Verso le tre o le quattro del mattino il proiettore si ferma da solo, di solito quando la storia è sul più bello: dopo un pò, come per la magia più triste che c’è, il carrellino inizia a muoversi portato dal silenzioso romantico che ha seguito il film per tutto il tempo seduto su una delle panchine che danno sul muretto.

E’ un signore minuto, da qui sembra un pensionato o un senzatetto: tutte le notti si fa regista e spettatore di un miracolo dolente, tutte le notti chiama al risveglio una città che dorme da troppo tempo e libera nel cielo i sogni di una gente troppo perduta per reagire, e quando la bellezza pareggia il dolore va via come è venuto.

Ecco, è andato di nuovo, ed è rimasta solo la città vera: quanto è piccola, Napoli.

Quanto è sola.

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