Graziella

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E io sto qua, fermo in piedi nel prato che costeggia la strada: che me ne importa.

La Graziella bianca è finita a terra e resta ferma e mezza scorticata come me da piccolo quando ruzzolavo a terra rincorrendo il pallone e mi tenevo intontito il ginocchio sbreccato.

Somiglia proprio a me: il muso pestato dal sonno e le braccia nude, centrato al petto dal primo raggio del mattino mentre andavo di buon’ora a consegnare la posta. Forse mi serve di lezione perchè ho rubato tutti i biglietti d’amore che Mr Darcy ha scritto ad Elizabeth: non le arriveranno mai, ricorderanno a lungo il loro orgoglio e il loro pregiudizio.

Fregati? Possibile?

L’erba è fredda, l’alba si muove dalla corda dell’orizzonte come se fosse una torta nel forno e quasi prendo il volo, anzi mi piglia il calduccio, anzi sto sulle punte dei piedi e questa stradina sull’Appennino ha perso tutte le curve e sembra un fuso dritto dritto da attraversare.

Vorrei correre via prima di bruciarmi gli occhi, li sento già lacrimare e non riesco a tenerli aperti: ma è il mattino dell’inizio del mondo, e così il lattaio passando mi troverà piantato lì e penserà che qualcuno ha messo uno spaventapasseri vestito da postino con tanto di bicicletta finta sulla strada.

Sai la sorpresa quando mi vedrà ballare all’improvviso?

Una forma leggera leggera si muove  sulla Samba di una nota sola, aspettando di vedere se la musica si scioglie, o se si scioglie lei.

Bom Dia, migalha feliz!

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